Chi ha più di 15.000 euro sul conto, per evitare la patrimoniale può portare i soldi all’estero?

L’erba del vicino è sempre più buona. Gli italiani e i conti esteri sono una love story che non ha termine. ProiezionidiBorsa, nell’ambito delle ipotesi sulla fantomatica tassa patrimoniale, analizza l’eventualità del trasferimento del saldo del conto all’estero.

La domanda: chi ha più di 15.000 euro sul conto, per evitare la patrimoniale, può portare i soldi all’estero? In prima istanza sembrerebbe che sia una strada percorribile ma, scendendo nei particolari, emergono aspetti rilevanti da considerare nella scelta.

Prestito in convenzione
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La vox populi sulla patrimoniale sta diventando insistente. Le opinioni più radicali tendono a considerare che il patrimonio immobiliare sia già tassato e che i redditi elevati siano una percentuale ridotta. Non rimarrebbe che tassare i risparmi degli italiani che, tra l’altro, con il timore del Covid, sono in grande aumento.

La prima domanda da farsi riguarda la fiscalità

Quindi, per coloro che credono che la patrimoniale aggredirà anche i conti correnti, si fa forte la tentazione esterofila. Innanzitutto, l’estero non è più esotico, caraibico o asiatico, è, spesso, ad un passo dai nostri confini. Ad esempio, è il caso della Lituania o della stessa Bulgaria.

Ad ogni modo, il primo mito da sfatare è la fiscalità. Le tasse si pagano a seconda del proprio domicilio fiscale e lo stesso vale per il conto corrente. Anzi, il trasferimento dei risparmi rivenienti da redditi italiani, dovrà essere dichiarato nel quadro RW.

Nello stesso quadro vanno indicati anche i conti correnti che presentano un saldo medio superiore a 15.000 euro. Tale, constatazione, rileva l’inutilità di un trasferimento al sol fine di evitare l’imposta patrimoniale. Chi ha più di 15.000 euro sul conto, per evitare la patrimoniale, può portare i soldi all’estero? In realtà, eviterebbe solo l’eventuale prelievo forzoso, ma non la legittima richiesta dell’Amministrazione Finanziaria.

Costi e rischi di un trasferimento, ne vale la pena?

a) Rischio Paese: esprime il grado di affidabilità espressa dal Paese e si può controllare anche con la verifica del rating attribuito;

b) rischio controparte: esprime l’affidabilità della banca o dell’istituzione finanziaria cui ci si affida. Bisognerebbe approfondire i dati economici e patrimoniali. Inoltre, il rischio in parola dipende dal rischio Paese e dalla regolamentazione esistente. Con l’ultima normativa PSD sono nati diversi nuovi istituti di moneta elettronica spesso contro garantiti dai loro Governi centrali.

Aprire un conto estero e trasferire una somma di denaro, in genere, non ha grandi costi. Quelli da valutare sono per l’eventuale mantenimento della liquidità sul conto e il numero di transazioni. Per quanto riguarda il costo liquidità, molti Paesi europei, tra cui il Lussemburgo, stanno applicando tassi negativi anche dello 0,5%.

Pertanto, chi ha più di 15.000 euro sul conto, per evitare la patrimoniale, può portare i soldi all’estero? Sì, lo può fare, ma ne vale la pena? Per chi non regge l’ansia, c’è sempre il caro vecchio circolare.

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