Che fare se il datore di lavoro non versa il TFR al fondo pensione

Avete deciso di sottoscrivere un fondo previdenziale complementare e  comunicate al datore di lavoro l’intenzione di versare il TFR presso questo fondo. In tal caso, i soldi della quota che maturate non restano in azienda ma confluiscono in tale fondo. Tuttavia, capita a volte che il datore di lavoro ometta il regolare versamento del TFR nel fondo a tutto svantaggio del lavoratore. Cosa succede in questi casi? Che fare se il datore di lavoro non versa il TFR al fondo pensione? Con l’aiuto dei Tecnici di ProiezionidiBorsa vi illustriamo gli aspetti principali del caso.

Quando è possibile destinare il TFR ad un fondo

La scelta di una previdenza complementare è ormai un’opportunità che molti lavoratori scelgono al fine di assicurarsi una pensione più voluminosa. Questa forma di investimento è la risultante del Nuovo Ordinamento presente nel D. Lgs. n. 252/2005 ed assolve la funzione di integrare la previdenza obbligatoria. In questi casi, il lavoratore dipendente può crearsi un salvadanaio complementare scegliendo di versare le quote che matura di TFR presso un fondo pensione.

Un’alternativa assai valida a quella di lasciare il fondo in azienda. Nella situazione che abbiamo appena descritto, il versamento periodico della quota di TFR spetta direttamente al datore di lavoro. Tuttavia, non sono rari i casi di omissione che vanno a detrimento del lavoratore e delle sue garanzie. Ebbene, che fare se il datore di lavoro non versa il TFR al fondo pensione? Seguiamo quanto prevede la normativa al riguardo e cerchiamo di rispondere al meglio all’interrogativo che ha mosso la nostra ricerca.

Che fare se il datore di lavoro non versa il TFR al fondo pensione?

In casi simili, è opportuno precisare che le peggiori conseguenze ricadono sul lavoratore. Pertanto, è suo diritto e dovere controllare che i versamenti stiano avvenendo regolarmente. Questo è un dato importante perché in base a quando stabilisce il D. Lgs. 252/2005, non è dovere dei fondi di previdenza complementare procedere al recupero delle quote dovute. Questo si traduce in una amara conseguenza per il lavoratore che richiede un anticipo del TFR. Infatti, tale anticipo si calcola sulla base di quanto il datore ha sino ad allora versato. Vien da sé che l’omissione del versamento produce un ricalcolo a svantaggio del lavoratore.

Inoltre, tale mancanza non garantisce al lavoratore la possibilità di avvantaggiarsi dei benefit connessi al fondo. In tal caso, cosa è possibile fare per recuperare le quote? Ebbene, una prima ipotesi potrebbe coinvolgere un sollecito da parte del lavoratore nei riguardi del datore. Se la situazione dovesse restare immutata, allora è possibile che il lavoratore si avvalga del sostegno di un legale. In questo caso, si va a difendere il diritto soggettivo come stabilisce il D. Lgs. 252/2005. In tal caso, si procede a ripristinare la propria posizione contributiva previdenziale e si ottengono le quote omesse del TFR presso il fondo. Ecco , dunque, cosa è preferibile fare in casi simili.

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