Il bonus mobili nel 730/2026 resta una delle detrazioni più cercate da chi ha rinnovato casa e ora prepara la dichiarazione dei redditi. Infatti nel Modello 730/2026 si indicano le spese sostenute nel 2025, ma solo se collegate a lavori edilizi che rispettano requisiti precisi.
Il punto centrale è semplice: il bonus mobili non è autonomo, ma segue un intervento di ristrutturazione edilizia. Per questo motivo è fondamentale controllare date, tipi di lavori, beni acquistati e modalità di pagamento. Un errore formale, in questo caso, può mettere a rischio la detrazione.
Chi può accedere al bonus mobili nel 730/2026
Il bonus mobili nel 730/2026 è una detrazione Irpef del 50% riconosciuta per l’acquisto di arredi e grandi elettrodomestici destinati a un immobile interessato da lavori edilizi agevolati. Va ricordato che nel 2026 si dichiarano le spese pagate nel 2025. Il beneficio si calcola su un tetto massimo di 5.000 euro per unità immobiliare, comprese le pertinenze.
Questo significa che la detrazione massima arriva a 2.500 euro, suddivisa in 10 rate annuali di pari importo. Inoltre il limite vale per ciascun immobile. Se i lavori riguardano due abitazioni distinte, il plafond può raddoppiare. Allo stesso tempo, se appartamento e garage fanno parte della stessa unità, il tetto resta unico.
Il requisito più delicato riguarda i tempi. La data di inizio lavori deve essere precedente all’acquisto dei mobili o degli elettrodomestici. Non serve invece che i lavori siano già stati pagati. Infatti conta l’avvio dell’intervento, non l’ordine dei bonifici. La prova può arrivare da Cila, Scia oppure, nei casi di edilizia libera, da una dichiarazione sostitutiva.
Sono ammessi gli interventi di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia e manutenzione ordinaria sulle parti comuni condominiali. In questo caso il beneficio spetta per arredi destinati alle aree comuni. Inoltre rientrano tra gli interventi utili anche la sostituzione della caldaia e l’installazione di condizionatori a pompa di calore, perché sono considerati lavori che aprono l’accesso all’agevolazione.
Quali mobili ed elettrodomestici si possono comprare

L’agevolazione copre l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici nuovi destinati all’immobile ristrutturato. Tra i beni ammessi ci sono letti, armadi, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, materassi e lampade. Per questo motivo il bonus può alleggerire in modo concreto la spesa per arredare casa dopo i lavori.
Restano però fuori alcune voci che spesso generano confusione. Non danno diritto alla detrazione porte, pavimenti, parquet, tende e altri complementi che non rientrano nella definizione fiscale di mobili agevolabili. Inoltre non basta acquistare un bene per la casa: deve esserci sempre il collegamento con l’intervento edilizio richiesto dalla norma.
Per gli elettrodomestici acquistati nel 2025, le soglie energetiche minime sono precise. Serve la classe A per i forni, la classe E per lavatrici, lavasciuga e lavastoviglie e la classe F per frigoriferi e congelatori. In questo caso la regola punta a incentivare apparecchi più efficienti e a ridurre i consumi nel tempo.
Va ricordato che esiste anche il tema del plafond residuo. Se i lavori sono iniziati in anni precedenti e proseguono nel 2025, il tetto di 5.000 euro va ridotto delle spese già agevolate per lo stesso intervento. Infatti non si tratta di un nuovo bonus che riparte ogni anno. Se il limite è già stato esaurito, non resta spazio per altri acquisti, salvo un nuovo intervento edilizio autonomo.
Pagamenti e documenti: gli errori da evitare
Per ottenere il bonus mobili nel 730/2026 servono pagamenti tracciabili. Sono ammessi bonifico bancario o postale, carta di credito, carta di debito e anche il finanziamento a rate, purché la finanziaria paghi il fornitore con strumenti tracciabili e il contribuente conservi la prova dell’operazione. Allo stesso tempo non sono consentiti contanti e assegni.
Con le carte conta la data della transazione, non quella dell’addebito sul conto. Inoltre il bonifico parlante non è sempre obbligatorio come nelle ristrutturazioni, ma usare un pagamento chiaro e riconducibile al contribuente resta la scelta più prudente. Per questo motivo conviene evitare metodi che possano creare dubbi in caso di controlli fiscali.
La documentazione da conservare è decisiva. Servono fatture con natura, qualità e quantità dei beni acquistati, ricevute dei pagamenti, documenti che provano l’inizio dei lavori e, quando richiesto, le autorizzazioni amministrative. In questo caso avere una pratica ordinata aiuta a compilare il 730 senza errori e a rispondere con precisione a eventuali verifiche dell’Agenzia delle Entrate.
Per alcuni elettrodomestici va considerata anche la comunicazione Enea. Inoltre questo adempimento riguarda i dati sugli apparecchi che comportano risparmio energetico. Va curato con attenzione, ma non va presentato come una causa automatica di perdita del bonus in ogni situazione. Infatti la sua omissione non equivale sempre, da sola, alla decadenza della detrazione.
