Bonus affitti: ulteriori approfondimenti

Bonus affitti: ulteriori approfondimenti

Il Bonus Affitti è un aiuto introdotto dal Decreto Rilancio per agevolare negozi, botteghe e aziende che hanno subito un danno economico per effetto del coronavirus. La finalità è quella di fornire un ausilio per fronteggiare i mancati incassi dovuti al lockdown. Dette perdite, infatti, come sappiamo, hanno messo in ginocchio soprattutto gli esercenti ed i piccoli imprenditori. Innanzitutto, vediamo cosa è. Specificamente, si tratta di un credito d’imposta del 60% per chi è in possesso di determinati requisiti. Destinatarie della misura sono anche le famiglie disagiate che possono beneficiarne per evitare lo sfratto esecutivo. L’Agenzia delle Entrate, comunque, è intervenuta per fornire chiarimenti anche con riferimento a questo beneficio. Iniziamo con il chiarire meglio, però, cos’è e a chi spetta.

Cos’è

Il bonus affitti Covid, come anticipato, è un contributo erogato alle aziende e ai professionisti per le difficoltà causate dal coronavirus. Tecnicamente, si rivolge agli inquilini vittime di morosità incolpevole, cioè soggetti che si trovano nell’impossibilità di pagare il canone di locazione. Il contributo riguarda gli affitti relativi ai mesi di marzo, aprile e maggio 2020, cioè la fase in cui sono state imposte dal Governo le maggiori restrizioni derivanti dalla pandemia. L’agevolazione consiste, come detto, in un credito d’imposta riconosciuto ad imprese e attività commerciali. Esso pari al 60% del canone versato per la locazione di immobili ad uso abitativo e al 30% per i contratti di azienda. Il credito d’imposta, come ha precisato l’Agenzia delle Entrate, può essere utilizzato in vari modi. Cioè, può essere usato in compensazione con modello F24 oppure nella dichiarazione dei redditi. O, ancora, può essere ceduto a terzi.

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Bonus affitti: ulteriori approfondimenti. A chi spetta

Possono chiedere il bonus affitti Covid i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione. Deve trattarsi di soggetti con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro. Il periodo d’imposta di riferimento per questa analisi è quello precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto.

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