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Attenzione, prima di fare ricorso contro l’Agenzia delle Entrate è meglio conoscere questi dati

Il banco vince sempre! È un antico motto dei giocatori che sapevano che il gestore della casa avrebbe vinto sempre. Beh, sembra proprio che cercare di aver ragione con l’Ente impositore sia statisticamente sfavorevole. Tale evidenza è contenuta nell’analisi del rapporto trimestrale sul contenzioso tributario ottobre – dicembre 2020. Perciò, attenzione, prima di fare ricorso contro l’Agenzia delle Entrate è meglio conoscere questi dati. Infatti, illustreremo, in pochi minuti, quali sono gli scenari delineati dal rapporto pubblicato dal MEF e come fare ricorso contro un atto ritenuto illegittimo.

Ma quante sono state le controversie pendenti al 31 dicembre 2020? Per l’esattezza 345.285 con un aumento del 2,85% rispetto allo stesso periodo anno precedente. Invece, le nuove controversie instaurate evidenziano un calo della bellicosità del 36,42%. Probabilmente l’effetto pandemia ha mitigato le intenzioni. Difatti, le controversie tributarie definite sono state 50.277, un calo del 30% circa rispetto all’anno precedente ma in dipendenza dell’aumento dei rinvii per emergenza.

L’ago della bilancia pende per l’amministrazione tributaria

Ciò che rileva però sono le percentuali con cui l’amministrazione ottiene ragione e vittoria. In primo grado, ovvero davanti alla Commissione Tributaria Provinciale, le sentenze favorevoli sono il 50% per un valore sbalorditivo di 1.665 milioni di euro. Mentre le favorevoli al contribuente sono appena il 28% per un valore di 461 milioni di euro. In secondo grado, si conferma il trend: La CTR ha ragione nel 48% dei casi per un valore di 1.219 milioni di euro. Stessa sorte anche in secondo grado per il contribuente con il 31 % dei casi favorevoli. Perciò, attenzione prima di fare ricorso contro l’Agenzia delle Entrate è meglio conoscere questi dati.

Però, se pure l’evidenza statistica dice che l’ago della bilancia pende per l’amministrazione, ovviamente, quando si ritiene illegittimo un atto, bisogna opporsi nei modi consentiti.

Cosa fare quindi quando si ritiene infondato un avviso di accertamento o una cartella esattoriale?

 

Sarà possibile percorrere queste due vie:

  1. Come prima cosa consigliamo di recarsi presso l’ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate e chiedere chiarimenti. Successivamente si potrà consegnare un’istanza che si dice in autotutela. Nella stessa vengono descritte le motivazioni che fanno ritenere illegittimo l’atto tributario e viene richiesto l’annullamento totale o parziale. In caso di accoglimento, l’ADE comunicherà il provvedimento all’Agenzia della Riscossione. Se invece l’ufficio conferma l’addebito, il contribuente potrà comunque rivolgersi alla giustizia tributaria. In primo grado alla Commissione Tributaria Provinciale.
  2. In questa seconda fase, il consiglio è quello di rivolgersi ad un professionista esperto in diritto tributario. Ciò soprattutto onde rispettare i canoni formali del ricorso in giudizio. Ad ogni modo la controversia sarà discussa in CTP, la quale adotterà il relativo provvedimento. In caso di diniego, in appello è possibile ricorrere alla Commissione Tributaria Regionale.

Ma siamo sicuri?

Se la statistica ci dice che prima di fare ricorso contro l’Agenzia delle Entrate è meglio conoscere questi dati, non significa che non si debba resistere in giudizio. A volte però, nonostante si pensi di aver ostinatamente ragione, si rischia di essere cechi. La cavillosità della materia, purtroppo, richiede l’esame di un esperto. Il consiglio è quello di confrontarsi e ponderare bene onde evitare danno e beffa.

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