Andrà tutto bene? La risposta in due step

Andrà tutto bene. Quante volte abbiamo sentito questo refrain, per certi versi anche stucchevole, durante il lockdown, ed ancora ripetuto in questa fase? Ammesso che tale domanda abbia ancora un senso, considerando quanto già è andato male, tra morti, crisi sanitaria ed economica, probabilmente la risposta avverrà principalmente in due step. O meglio, entro due scadenze.

Andrà tutto bene? La risposta in due step

Ecco il primo step: la scadenza del 31 luglio.

Perché questa scadenza è così importante? Come forse ricorderete, lo stato di necessità, dichiarato a fine gennaio, aveva una prima scadenza proprio il 31 luglio, salvo, ovviamente, eventuale proroga legale. Perché questo limite temporale? La dichiarazione dello stato di necessità autorizza una deroga alle normali regole giuridiche, anche se non ai principi generali dell’ordinamento. E’ la situazione che legittima limitazioni normative alle normali libertà ed obblighi, come quelli imposti alle attività, provvedimenti che trovano una giustificazione proprio in uno stato di necessità.

Pertanto, in assenza di tale stato di necessità, sarebbero legittime restrizioni, come quelle che abbiamo conosciuto nel periodo di lockdown, tuttora in parte vigenti (uso delle mascherine, divieti di riunione ed assembramento etc?).

Come sempre, ogni questione giuridica potrebbe essere diversamente interpretata, ma possiamo ritenere che senza stato di necessità, le misure restrittive che ancora rimangono, sarebbero illegittime.

Del resto, nascerebbe un insanabile contrasto tra le misure stesse e l’assenza di necessità che le giustifica, se appunto lo stato di necessità non fosse prorogato.

In altri termini, pare condivisibile l’opinione che la mancata proroga dello stato di necessità comporterebbe quindi la automatica decadenza anche delle suddette restrizioni che, diversamente, non si capirebbe da cosa dovrebbero essere motivate, compresi i protocolli che devono rispettare le attività imprenditoriali.

Il secondo step: finanziaria e prospettive economiche

Ma un secondo appuntamento incombe sulla situazione italiana, quello con le scadenze economiche e la legge finanziaria.

Sarà una finanziaria di rigore o di sviluppo? Potremo confidare nei fondi europei?

Tutto è ancora in forse, a partire anche solo dalla questione se tali fondi saranno o meno gravati da condizionalità.

A favore di tale ipotesi anche il commissario Dombrovskis, che ha detto che i fondi potranno essere messi a disposizione solo dei paesi che presenteranno riforme e piani di sviluppo economico.

Se così sarà deciso in sede europea, l’esecutivo cosa farà: accetterà i fondi, dimostrandosi capace di una certa progettualità economica, o preferirà rifiutare di farvi ricorso?

Ed in questo caso, qual’è il Piano B di riserva?

Anche perché, comunque vada, quanti siano poi questi fondi è tuttora incerto.

All’inizio Gentiloni, altro commissario europeo, parlava di 1500 miliardi, ora si parla di circa la metà. E comunque sarebbero spalmati su 7 anni.

Certo non il massimo, per rilanciare un’economia dopo quanto successo.

Troppe incognite, ancora una volta, per poter ripetere il solito: andrà tutto bene.

Anche perché parrebbe il classico caso della montagna che alla fine partorisce un topolino. Altro che il bazooka sbandierato da Conte.

Mi verrebbe quindi da domandare a chi ripete che andrà tutto bene: in che senso andrà tutto bene?

Il governo troverà tesoretti inaspettati (e dove poi?) o, in caso di fondi europei soggetti a condizionalità, non troverà altro che mettere le mani nelle tasche degli italiani? O comunque, visto che questi fondi paiono sempre meno, forse dovrà ugualmente ricorrere ad un incremento di pressione fiscale? E che ne sarà di tante attività, tra quelle che neppure hanno riaperto e che forse non riapriranno neppure in futuro? Al riguardo, ancora non è pervenuta risposta alcuna, rinviata alle scadenze, di cui sopra.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

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