A Napoli la metro non è solo un mezzo di trasporto: le stazioni dell’arte sono capolavori urbani

Metropolitana di Napoli

Capoluogo della Campania, vibrante capitale della pizza (opinabile, ma de gustibus), animatissima e inestimabile a livello artistico e storico, la città ai piedi del Vesuvio è una sorpresa dietro ogni angolo. Pompei, Raffaello, Tiziano, Caravaggio, sfogliatelle, babà, pizza fritta e un popolo accogliente: Napoli di cose belle ne tiene assai.
Fra le varie cose, per quanto scontata possa apparire, la metropolitana. Why? Because la metro stessa è parte dell’experience: alcune stazioni, le stazioni dell’arte, presentano dei mosaici meravigliosi sotto i quali, giorno per giorno, passa chi si respira l’aria di Napoli. L’aria di arte, anche in metro, accessibile a tutti.

Le stazioni dell’arte di Napoli

Indice dei contenuti

Le stazioni dell’arte di Napoli sono contemporaneamente arte e grossi interventi di architettura pubblica. Ci sono oltre 10 stazioni della metro particolarmente belle che offrono, alla portata di un biglietto, sia il trasporto che l’arte contemporanea.
Nella linea 1 e la linea 6 ci sono sulle 200 opere fatte da oltre 90 autori, sia internazionali che local, combinando gli stili artistici.

Garibaldi

La luminosissima stazione Garibaldi deriva dal genio di Perrault ed è incrociata dalle scale mobili sospese e dalla luce che filtra dalle tante vetrate fino alla banchina. All’interno c’è tanto acciaio satinato e un po’ di arancione, mentre verso i treni ci sono dei pannelli specchianti con le foto serigrafate di alcuni passeggeri della metro.

Università

Università deriva da Alessandro Mendini e Karim Rashin ed è coloratissima. Nasce dalla necessità dell’unione fra era digitale e informazione, tant’è che Rashid voleva spazi che incarnassero i saperi e i linguaggi della nuova era digitale. Vicino alle scale ci sono mattonelle con parole come software, network e database. L’atrio è pieno di acciaio specchiante, color fucsia e lime; ci sono diverse opere come Synapsis, una scultura che sembra il reticolo neurale del cervello. Al secondo livello ci sono alcuni motivi che creano una figura tridimensionale a 3 colori e due immagini di Dante Alighieri e Beatrice.

Municipio

Municipio è storica perché ha subito (un po’ come diverse stazioni) ritardi e modifiche a causa dei reperti storici. Reperti storici del porto di Neapolis che, infatti, si trovano in tutta la stazione. Municipio pare un museo. Cosa possiamo vedere, oltre alle torri? Reperti di terme, pezzi di fortificazioni del Maschio Angioino e anche (in futuro) 5 navi romane, che ora come ora sono in restauro.

Toledo

Toledo è fra le più famose per il suo Cono di luce. Deriva da Oscar Tusquets Blanca ed ha, all’esterno, 3 piramidi esagonali di colore blu e la statua di William Kentridge. Dopo l’ascensore c’è una passeggiata con sedute di pietra vulcanica mentre al primo piano c’è un po’ di muro aragonese. All’atrio ci sono due mosaici che mostrano una “processione” di figure umanizzate guidate da San Gennaro, mentre il secondo raffigura la bonifica per la prima metro di Napoli. Più si va avanti e più i colori cambiano, e alle banchine c’è il Crater de Luz, un cono che si fa tutti i piani della stazione.

Montecalvario

Montecalvario di opere d’arte ne ha diverse, seppur la più famosa è la Razza umana. Razza umana è un collage di più di 1600 scatti di persone, primi piani e persone famose. Ha fra le scale mobili più lunghe d’Europa e alla loro fine c’è un’altra opera fatta di fotografie che mostra la Napoli del seicento, sfumando i colori a seconda delle emozioni. Oltre a questo, ci sono Le tre finestre, tre grossi pannelli di ceramica dove tante persone si tengono per mano in un girotondo in aria, fra gli uccelli.

Dante

La stazione di Dante è pavimentata in pietra etnea con lo stile del Vanvitelli, mentre gli interni sono pieni di vetro bianco e borchie di acciaio. L’atrio ha due affreschi (Luce-Grigio e Frammenti di un autoritratto) ed una opera di tubolari di neon bianco che scrivono un passo del Convivio di Dante.

Museo

Museo, fra le più conosciute, è quella che si connette con quella di Piazza Cavour ed è uno scalo con edifici in pietra vesuviana e in rosso pompeiano. Anche qui vetro bianco e borchie di acciaio, ma nell’atrio c’è una riproduzione dell’Ercole Farnese e nell’ingresso superiore un calco bronzeo del Laocoonte. Detto questo, c’è una aparte con reperti archeologici e 9 opere nel corridoio, e da lì procedendo, quasi tutte fotografiche come Cimitero dello sbarco in Normandia.

Materdei

Materdei sta su un’isola pedonale con un mosaico all’ingresso, statue in bronzo e rilievi di ceramica sull’ascensore. L’atrio ha colori che spaziano dall’azzurro al verde mentre le pareti del pinnacolo hanno solidi tridimensionali geometrici di varia forma. Su una scalinata c’è un mosaico che mostra Pulcinella e uno scugnizzo.

Salvator Rosa

Immersa nel verde di un grosso giardino terrazzato con un ponte di epoca romana e una cappellina neoclassica, la stazione Salvator Rosa ha diversi palazzi protagonisti di vari mosaici. In sé il giardino si connette a un “parco giochi” con un tris, un labirintino e la campana, oltre a un paio di sculture e qualche opera contemporanea molto eclettica.

Quattro Giornate

La stazione ha dei giardinetti con 3 sculture, una in acciaio a forma di V e due atleti in bronzo. Tutta la piazza e la stazione si basano sul tema ricorrente delle insurrezioni nelle quattro giornate di Napoli, mentre fra atrio a binari ci sono sequenze di caccia e guerra e 3 pollittici di Umberto Manzo, Maurizio Cannavacciuolo, Betty Bee e Marisa Albanese.

Vanvitelli

Vanvitelli è la più luminosa e passa dal blu al lilla e dal giallo al grigio; sul piano inferiore c’è la Successione di Fibonacci, una spirale blu in neon sabbiato, che continua sul muro con animali antichi. Vicino alle banchine ci sono due grossi mosaici di pietra e pasta di vetro, di Isabella Ducrot.

Rione Alto

Davanti alla metro c’è una fontana mosaicata, mentre tra le scale ci sono dei pannelli decorativi e stampe fotografiche. A fine galleria però ci sono installazioni di Danilo Donzelli, Marco Zezza, Donatella di Cicco ed altri autori.

Mergellina

Mergellina, Lala, Augusto e Mostra sono quelle che fanno parte della Linea 6. Mergellina ha un atrio con due mosaici di Vittorio Magnago Lampugnani, mentre i cancelli (di Alan Fletcher) incrociano Mergellina e Metropolitana sulle inferriate. E oltre a questo? Per arrivare alle banchine ci sono le classiche scale e un ascensore… inclinato.

Lala

Lala ha gli interni con 5 stampe di diversi artisti contemporanei come Salvino Campos con una moto d’epoca e un danzatore, Ousmane Ndiaye Dago con dei nudi femminili coperti d’argilla ed una donna urlante di Monica Biancardi (titolata Aldilà). L’unica opera è l’Allucco di Nanni Balestrini con le schegge della superficie specchiante.

Augusto

Augusto ha rilievi in ceramica, lightbox e una installazione di Botto&Bruno che mostra il disagio giovanile vissuto principalmente nella periferia. In una delle banchine c’è La via lattea, mosaico di plastica e ceramica di Cristina Crespo, mentre verso i binari ci sono un vortice rosso e il guardiano del fuoco, una pantera nera che ruggisce a un cielo infuocato, opere di Matteo Fraterno e Carmine Rezzuti.

Mostra

Mostra, invece, ha diverse istantanee e 3 mosaici. Ci sono 3 corridoi che portano ai binari però, in cui c’è Monumento a G.P. dove si discute il suicidio d’artista, un grande volto femminile ed una installazione astratta di Carla Accardi chiamata Si dividono invano, fatta in ceramica.
Link di referenza.

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