5 ragioni per tenere pochi soldi sul conto corrente

L’intestatario di un conto corrente che sa di tenere i propri risparmi al sicuro dovrebbe conoscere 5 ragioni per cui conviene lasciare pochi soldi. Dovrebbe interrogarsi su quanto costa tenere i soldi fermi sul conto corrente, dove conviene conservare i risparmi, cosa si rischia con troppi soldi in deposito.

Quali spese comporta ad esempio avere 10.000 o 50.000 euro, quanti soldi si possono tenere e, soprattutto, sono sicuri, vengono tassati? Il correntista accorto non può prescindere dal conoscere risposte attendibili a tali interrogativi per cui deve valutare l’eventuale convenienza di lasciare liquidità sul conto. Da più parti giungono voci autorevoli e concordi che sconsigliano vivamente di lasciare in deposito somme rilevanti di denaro.

D’altronde il risparmiatore italiano che non intende assolutamente inoltrarsi nella giungla degli investimenti non sa dove tenere al sicuro la liquidità. Il timore di riportare ingenti perdite lo dissuade dall’acquisto di azioni, obbligazioni o fondi comuni di investimento. Ma d’altro canto conviene analizzare almeno 5 ragioni per tenere pochi soldi sul conto corrente.

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5 ragioni per tenere pochi soldi sul conto corrente

Cade in errore il correntista che evitando il rischio di investimenti ritiene di non  subire perdite lasciando liquidità sul conto corrente. Ciò perché in alcuni casi si tratta di perdite minime che a lungo termine però erodono la somma di denaro in deposito. Si pensi all’imposta di bollo da cui è esente solo il titolare di conto che lascia in giacenza una somma inferiore ai 5000 euro. I correntisti titolari di somme più elevate della suddetta soglia versano un’imposta il cui importo su base annua ammonta all’incirca a 34 euro.

Altra ragione che dovrebbe persuadere chiunque a lasciare somme considerevoli riguarda l’inflazione. Già nel 2017 si è registrato un incremento del 1,2% dell’inflazione che ha comportato l’erosione dei risparmi dei correntisti dello 0,80% circa. Ciò comporta una netta riduzione del potere di acquisto per cui si potranno comprare sempre meno beni con la stessa somma di denaro.

La presenza di liquidità sul conto espone altresì al rischio di pignoramenti da parte dell’Agenzia delle Entrate in presenza di contribuente insolvente. Il creditore si rivolgerà difatti all’istituto bancario per pretendere soddisfazione di pagamento e recuperare le somme delle imposte evase.

Quel che più spaventa, soprattutto in tempi di recessione economica, è lo spettro della tassa patrimoniale che aleggia come un falco sui risparmi degli italiani. Il timore riguarda la possibilità di vedersi depredati di una percentuale, ovvero della tassa patrimoniale, che il Governo potrebbe attingere direttamente dal conto dei contribuenti.

L’ultima ragione inquadra una situazione alquanto remota che implicherebbe il totale fallimento dell’istituto di credito in cui si è titolari di conto. Se l’istituto bancario dovesse maturare dei debiti, per effetto del bail in, preleverebbe somme di denaro dai conti con depositi superiori ai 100mila euro. Di qui l’importanza di lasciare sul conto meno liquidità possibile.

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