Viste le ultime ventate di natura geopolitica e geoeconomica, la Banca Centrale Europea si ritrova a dover rimettere mano sulle politiche monetarie. Di fatti, proprio il presidente della BCE, Christine Lagarde ha annunciato che nella riunione dell’11 giugno 2026 potrebbe alzare i tassi d’interesse. La questione non è da poco visto che le nuove misure avranno degli ovvi effetti anche sulle scelte quotidiane dei cittadini, soprattutto su chi è intenzionato ad accedere ad un mutuo per l’acquisto di una casa. Cosa fare allora per ottenere maggiori stabilità e certezze?
Linee guida per orientarsi sulla scelta dei tassi
Prima di tracciare delle possibili soluzioni è bene partire da alcune informazioni di base fondamentali per orientarsi nel mese di giugno, prime su tutte la distinzione tra i due tassi.
Il tasso fisso possiamo considerarlo come una sorta di ‘’ancora di salvataggio’’, in quanto esso si basa su un indice finanziario europeo chiamato IRS (Eurirs) che sarà bloccato dalla tua banca, la quale ci aggiungerà il suo guadagno (chiamato spread), il giorno stesso in cui firmi. Detto altrimenti: quando si firma questo contratto, il tasso d’interesse viene bloccato per tutta la durata del finanziamento (che sia di 20 o 30 anni). La rata rimarrà identica, indipendentemente dalle future scelte della BCE o dai livelli d’inflazione.
Il tasso variabile funziona nella maniera opposta. La rata cambia ogni mese seguendo quanto accade all’economia europea (si vedano i dati Euribor) , di conseguenza se l’inflazione scende, la rata si alleggerisce; se l’inflazione sale, la rata aumenta.
Tasso fisso o variabile?
Attualmente la scelta non è mai stata così sicura: da un lato abbiamo una certezza conveniente, dall’altro un risparmio che rischia di rivelarsi un’illusione.
Al momento i tassi fissi risultano molto convenienti, visto che l’indice di riferimento (l’IRS a 20 anni) si aggira intorno al 3,20%. Questo permette alle banche di offrire mutui con tassi finiti vicini al 2,99% (che scendono addirittura verso il 2,50% se si acquista una casa ad alta efficienza energetica con un “mutuo green”).
Per chi compra, questo significa che il tasso fisso ha già assorbito le tensioni economiche attuali e si è stabilizzato su un ottimo prezzo. Ma è bene specificare che se da una parte questo rappresenta un’ancora di salvataggio, dall’altra parte il mercato potrebbe peggiorare in futuro, per cui chi firma oggi blocca questa percentuale per sempre, farlo in un futuro non ben definito potrebbe comportare l’accesso ad un mutuo con un prezzo maggiore.
Il tasso variabile, seppur in una fase di apparente calma, è considerato da molti analisti come pronto ad impennarsi. Infatti, se da una parte la prima rata di un mutuo variabile costa meno di quella di un tasso fisso (circa 40-50 euro in meno al mese su un mutuo medio), e il che potrebbe attirare molti acquirenti, dall’altra non dobbiamo sottovalutare affatto il corso dell’economia reale e le politiche monetarie della BCE, capaci, come confermano vari andamenti (Andamento tasso Euribor®: 1M, 3M, 6M, 12 mesi | MutuiOnline.it), di far salire il prezzo costantemente nei prossimi mesi, portando a un aumento medio della rata variabile di circa 30-40 euro già entro dicembre. In breve: chi sceglie il variabile oggi per risparmiare qualcosina, rischia di trovarsi con una rata più alta del fisso nel giro di pochissimi mesi.
Volendo concludere con un verdetto, il tasso fisso per il mese di giugno risulta essere più conveniente. Risparmiare oggi potrebbe significare subire l’impatto dei rincari della BCE nel prossimo futuro.
