Sempre più complicazioni e veri e propri rebus legali, per i bonus fiscali

Avevo introdotto questo tema dei bonus fiscali in materia edilizia, evidenziando come i meccanismi giuridici, sottesi alla materia, costituiscano per molti versi dei veri e propri rebus legali con sempre più complicazioni, pronti a riversarsi addosso ai loro utilizzatori.

Del resto, una normativa, relativa ad un certo ambito, non va considerata solo dal punto di vista de jure condito. Indicando cioè principi e norme applicative, ma anche de jure condendo, evidenziano cosa non vada e da quali criticità sia caratterizzata. Proprio al fine di abrogarla, o quanto meno rivisitarne gli aspetti caratterizzati da maggiori criticità.

Purtroppo il governo ha voluto presentarsi, in tale disciplina, con il volto del benefattore. Un benefattore che ha a cuore il patrimonio immobiliare e il rilancio edilizio del nostro Paese, mentre in realtà i veri e propri regali sono, in molti casi, solo controversie legali e fonte di litigi a non finire.

Abbiamo già visto in precedenti occasioni a quali gravi conseguenze possa, ad esempio, condurre una cessione di credito in forma pro solvendo, al fine di ottenere il cosiddetto sconto in fattura.

Ma ecco che sorgono sempre nuovi problemi, come se quelli già verificatisi non bastassero.

Sempre più complicazioni e veri e propri rebus legali, per i bonus fiscali.

Di seguito, tentiamo una scaletta di alcune rilevanti problematiche, alcune palesatesi in quest’ultimo periodo, nella speranza che altre non giungano ad arricchire lo scenario dei tanti problemi gestionali e legali, relativi ai bonus fiscali in materia edilizia.

  • Mala gestio organizzativa delle ditte incaricate
  • Mala gestio da parte degli amministratori, con conseguente rischio di far pagare l’intero importo ai singoli condomini
  • Presupposto della regolarità dei pagamenti condominiali, con inevitabile conseguenze di controversie legali che si ribaltano su aspetti, che non dovrebbero assolutamente riguardare i bonus e l’impresa incaricata.

In realtà i problemi sono molteplici, ma già solo questi tre aspetti evidenziano come il tema dei bonus fiscali possa essere più fonte di grattacapi per molti, che occasione di risparmiare su lavori edilizi.

La mala gestio delle ditte incaricate

A proposito dell’esserci in atto sempre più complicazioni e veri e propri rebus legali, come noto, si tratta di una materia, che richiede anche molti adempimenti amministrativi. Documenti di identità, visure catastali, contratti di cessione del credito da acquisire, e chi più ne ha, più ne metta.

Di questi adempimenti solitamente si occupa la figura del general contractor, che però potrebbe fare una cosa molto semplice.

Compilare una volta per tutte e comunicare in una unica soluzione all’amministratore condominiale l’elenco di tutti i documenti richiesti.

Invece spesso capita che il general contractor si faccia vivo una volta per un documento, la settimana successiva per altro adempimento, e così via.

Con l’inevitabile conseguenza che quasi si pretende che i singoli condomini restino costantemente a disposizione.

E se uno dovesse assentarsi, e restare lontano anche per diverso tempo?

Non tutti abbiamo le stesse vicissitudini, né possiamo restare infinitamente a disposizione di general contractors, amministratori condominiali, o altre analoghe figure.

La mala gestio dell’amministratore

Come non bastassero le ditte incaricate, a seguire le pratiche con modalità improntate a forme di mala gestio, contribuiscono talora anche gli amministratori condominiali.

I quali, a fronte delle reiterate richieste di documenti, da parte delle ditte, invece di richiedere a queste ultime un elenco formato e completo, una volta per tutte, altro non fanno che trasmettere le richieste info ai condomini.

Senza avere il minimo coraggio di contraddire soggetti imprenditoriali, con cui ovviamente hanno a che fare su una pluralità di edifici, dai medesimi amministrati.

E senza infatti considerare che i singoli condòmini, però, potrebbero avere le loro vicissitudini, non essere presenti per un certo tempo, etc.

A tale situazione si associa però anche una possibile conseguenza molto negativa, collegata alla forma pro solvendo della cessione del credito.

Qualora qualcosa vada storto, con conseguente mancato riconoscimento, da parte del fisco, del credito oggetto di cessione, la ditta si rivale sul singolo condomino.

Con la conseguenza che si vedrà richiedere pro quota l’intero importo dei lavori edili eseguiti. Ad esempio, se questi non ha potuto assolvere ad un adempimento richiesto dalla ditta, perché, in ipotesi, assente per un certo periodo. Altro che bonus fiscale!

Altra trovata: la regolarità dei pagamenti condominiali

Ma nn bastano i già innumerevoli problemi e dubbi, interpretativi ed applicativi, che la normativa sui bonus fiscali in materia edile reca con sé. Ecco arrivare un’altra novità, che a mio avviso la dice lunga su come è stata intesa questa normativa, soprattutto da parte del Fisco.

Come ben spiegato qui, il Fisco ha precisato che conditio sine qua non per la concessione del bonus fiscale è l’essere in ordine con i pagamenti condominiali.

La prima domanda che credo sorga spontaneamente, non solo a me, ma a molti, è semplice. Cosa importa al Fisco se un condomino è o meno in regola con i pagamenti verso la propria amministrazione?

Una risposta, francamente, io me la sono data. Si tratta di uno dei tanti mezzi, per riconoscere sempre meno crediti.

Ma il peggio, per chi interessato a questo tipo di intervento, deve ancora venire.

Domandiamoci, infatti, quali pesanti conseguenze possa comportare una siffatta regola.

Evidentemente, per chi non sia in regola.

Ma non solo. Ipotizziamo che qualcuno non sia in regola, non già perché non abbia voluto o potuto mettersi in regola con gli adempimenti contabili.

Ma perché contesta, legalmente, una delibera. A ben vedere, non si tratta di un condomino non in regola con i pagamenti.

In tal senso, va anche ricordato che talune delibere si potrebbero considerare affette non solo da annullabilità, con un’azione legale che va esperita entro un breve lasso di tempo, ma anche da eventuale nullità.

La conseguenza è che il singolo condomino non ha adempiuto non già perché non in regola, ma in quanto contesta la legittimità di una richiesta condominiale, che egli reputa, quindi, illegittima, e vizio eccepibile in ogni tempo.

In questo caso, cosa farà il Fisco, se riceve comunicazione che il condomino ritiene illegittima la richiesta condominiale?

Si intrometterà nelle singole questioni condominiali, autonomamente valutando quale richiesta condominiale sia legittima e quale no?

Considererà comunque tale condomino in una posizione irregolare, e tale da comportare il non riconoscimento del bonus, oppure comunque regolare?

Voi capite che questa situazione comporterà non pochi problemi. Dal momento che di controversie condominiali tra singolo condomino e amministrazione ce ne sono molte, in tutti questi casi sarà gioco facile per il Fisco, diciamolo pure, fare orecchie da mercante e non riconoscere i famosi bonus. E, come si dice, denaro che non viene elargito….tutto grasso che cola nelle casse pubbliche.

Ma esiste almeno un altro versante, produttivo di gravi questioni, relativamente a tale questione.

Cosa ne sarà dei crediti delle aziende incaricate dei lavori?

Infatti in molti casi un condomino potrebbe non essere in regola con i pagamenti verso il condominio, non per cattiva volontà o per contestazione legale di quanto richiesto, ma perché in difficoltà economica.

Sempre più complicazioni e veri e propri rebus legali. Il problema dell’oggettiva difficoltà economica

Ed allora, se già era in tale situazione, a maggior ragione potrebbe trovarsi in difficoltà nel corrispondere i considerevoli importi, cui spesso ammontano i crediti delle ditte incaricate dei lavori.

Insomma, il conto di un esecutivo che prospetta bonus fiscali, che però potrebbero dover essere pagati da altri, rischia di dover essere appunto pagato da condomini e ditte, la cui situazione economica altro non potrebbe che aggravarsi.

Il tutto, unitamente ad una bella fetta di arrabbiature e di grattacapi per ditte, condomini ed amministratori.

Ma, evidentemente, chi si è occupato e tuttora si sta occupando, in ottica de jure condendo o interpretativa, di definire la normativa applicabile, ritiene che il tutto corrisponda a qualcosa di meritevole a livello di politici o tecnici governativi, che si sono occupati della materia.

Chissà perché non lo domanda ai diretti interessati.

Appunto, uno dei tanti esempi all’italiana di normative che passano sulla testa dei diretti interessati, senza un loro effettivo interessamento propedeutico.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

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