Quanto si perde di pensione con il sistema misto di contributi INPS?

Gli assegni delle pensioni INPS subiscono penalizzazioni a seconda del sistema di calcolo che si applica per determinarle? Come si calcola l’ammontare del rateo previdenziale con il sistema ora contributivo ora retributivo? E soprattutto quanto si perde di pensione con il sistema misto di contributi INPS? Queste e ad altre domande più specifiche sorgono alla mente dei lavoratori che posseggono una contribuzione mista. Si tratta cioè di lavoratori che, nel corso della propria carriera professionale, hanno pagato l’assicurazione a casse previdenziali differenti.

In presenza di una storia lavorativa non uniforme e che prevede cambi di rotta diventa lecito chiedersi se e quanto si perde di pensione con il sistema misto di contributi INPS. In un precedente articolo gli Esperti di Redazione hanno dato suggerimenti su “Come non perdere i contributi versati e aumentare l’assegno della pensione”. Per determinare l’importo dell’assegno previdenziale spettante bisogna inoltre valutare il criterio con cui si effettua il calcolo dei contributi che il lavoratore possiede. Per calcolare il montante contributivo occorre capire secondo quale meccanismo, se contributivo o misto, si procede all’individuazione dell’assegno. Conviene inoltre sottolineare che per sistema misto si intende il calcolo che somma il meccanismo retributivo a quello contributivo.

OFFERTA SPECIALE - POCHI PEZZI DISPONIBILI
One Power Zoom: i veri occhiali con lenti autoregolabili - Due al prezzo di uno

CLICCA QUI

Quanto si perde di pensione con il sistema misto di contributi INPS?

Per individuare l’importo della pensione si applica il criterio retributivo nella misura in cui il lavoratore ha versato la contribuzione obbligatoria entro il 31 dicembre 1995. A partire dal 1° gennaio 1996 l’INPS applica il meccanismo contributivo sull’anzianità di servizio che il lavoratore ha accumulato nel corso degli anni. I meno fortunati sono coloro per i quali si ricorre al sistema contributivo perché esso comporta svantaggi rispetto a quello retributivo.

Ciò perché il criterio contributivo valuta gli stipendi che il lavoratore ha percepito durante l’intera storia professionale. Al contrario, il sistema retributivo prende in esame unicamente le retribuzioni da lavoro più recenti e risalenti agli anni prossimi al pensionamento. Gli eventuali margini di perdita sull’assegno sono dunque ascrivibili al peso che l’uno o l’altro sistema di calcolo esercita sulla definizione dell’importo. Pertanto occorre valutare ogni singola carriera professionale e la collocazione temporale della contribuzione per individuare con precisione l’ammontare della pensione futura.

Consigliati per te