Il pignoramento del conto corrente può scattare dopo 60 giorni dal mancato pagamento di una cartella esattoriale. Le nuove regole sui controlli incrociati rendono più efficace il recupero dei debiti fiscali. Ecco cosa cambia nel 2026.
Il pignoramento del conto corrente continua a rappresentare uno degli strumenti più utilizzati dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione per recuperare i debiti fiscali non pagati. La procedura non è una novità nel sistema tributario italiano, ma negli ultimi anni ha assunto caratteristiche sempre più rapide grazie alla digitalizzazione delle informazioni e al collegamento tra le diverse banche dati pubbliche.
Con le misure introdotte dalla Legge di Bilancio 2026, l’agente della riscossione dispone di strumenti ancora più efficaci per individuare somme disponibili, crediti commerciali e pagamenti in arrivo ai contribuenti che risultano debitori verso il Fisco. Le nuove forme di controlli incrociati consentono infatti uno scambio più veloce di informazioni tra Agenzia delle Entrate e Agenzia delle Entrate-Riscossione, permettendo verifiche più tempestive rispetto al passato.
Molti contribuenti associano il rischio del pignoramento a un intervento immediato e improvviso. In realtà la normativa prevede tempi precisi e passaggi ben definiti. Il momento più importante resta quello dei 60 giorni dalla notifica della cartella esattoriale. Entro questo termine il contribuente può ancora intervenire per evitare l’avvio delle procedure esecutive. Una volta superata questa scadenza, il recupero coattivo del credito può partire senza particolari ostacoli e coinvolgere direttamente il conto corrente, ma non solo.
Come funziona il pignoramento del conto corrente e perché i 60 giorni sono decisivi

Quando un contribuente riceve una cartella esattoriale o un altro atto di riscossione, la legge concede un periodo di 60 giorni per regolarizzare la propria posizione. Entro questo arco temporale è possibile effettuare il pagamento, richiedere una rateizzazione del debito oppure verificare eventuali anomalie che potrebbero rendere contestabile l’atto ricevuto.
Se non viene intrapresa alcuna iniziativa, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione può avviare il pignoramento presso terzi, una procedura disciplinata dall’articolo 72-bis del DPR 602/1973. La particolarità di questo strumento consiste nel fatto che non richiede una preventiva autorizzazione del giudice.
L’atto di pignoramento viene notificato direttamente alla banca presso cui il debitore possiede il rapporto finanziario. Da quel momento l’istituto di credito è tenuto a bloccare le somme presenti sul conto corrente fino alla concorrenza dell’importo richiesto.
Molte persone credono che il blocco delle somme sia soltanto temporaneo e che sia necessario attendere un’udienza davanti al tribunale. Per i debiti tributari, però, il meccanismo funziona diversamente. La normativa stabilisce che l’atto notificato alla banca contenga già l’ordine di versare le somme all’Agenzia delle Entrate-Riscossione decorso il termine previsto dalla legge.
La banca assume quindi un ruolo centrale nella procedura. Una volta ricevuta la notifica, deve verificare la presenza di disponibilità economiche e procedere secondo le indicazioni contenute nell’atto ricevuto.
Il sistema è stato costruito per rendere più rapido il recupero dei crediti fiscali. Non a caso il legislatore ha progressivamente ampliato i poteri dell’agente della riscossione, consentendogli di accedere a un numero crescente di informazioni patrimoniali e finanziarie.
Per il contribuente il periodo dei 60 giorni rappresenta quindi una vera finestra di intervento. Trascorsa questa fase senza pagamento o senza richiesta di rateizzazione, il rischio di subire il pignoramento del conto corrente diventa concreto e può materializzarsi in tempi relativamente brevi.
Fatture elettroniche, crediti da incassare e quali tutele restano al contribuente
Le novità introdotte nel 2026 riguardano soprattutto la possibilità di effettuare controlli incrociati più rapidi attraverso la condivisione dei dati tra amministrazioni fiscali.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda l’accesso alle informazioni contenute nelle fatture elettroniche. Grazie a questi dati, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione può individuare con maggiore facilità eventuali crediti commerciali maturati dal contribuente e ancora non riscossi.
Questo significa che l’azione esecutiva non si limita necessariamente alle somme presenti sul conto corrente. Possono entrare nel mirino anche i pagamenti che devono ancora arrivare da clienti, committenti o altre controparti economiche.
Pensiamo al caso di un professionista che abbia emesso una fattura e sia in attesa del pagamento. Attraverso le informazioni raccolte dalle fatture elettroniche, l’agente della riscossione può individuare il soggetto che deve effettuare il versamento e attivare il pignoramento presso terzi prima che il denaro arrivi materialmente nelle disponibilità del debitore.
Si tratta di un meccanismo che rende più difficile sottrarsi al recupero delle somme dovute. Il Fisco riesce infatti a intercettare il flusso di denaro alla fonte, agendo direttamente sul soggetto che deve effettuare il pagamento.
Nonostante il rafforzamento dei controlli, la legge continua a prevedere specifiche tutele per il contribuente. Le somme derivanti da stipendi e pensioni non possono essere pignorate integralmente e restano soggette ai limiti fissati dalla normativa vigente.
