Il dibattito sulla tassazione dei risparmi si accende nuovamente in Italia a causa di una misura silenziosa che colpisce la previdenza complementare. Dietro la ridefinizione tecnica dei prelievi e l’introduzione del nuovo contributo di vigilanza Covip calcolato direttamente sul patrimonio accumulato, si nasconde un meccanismo che molti analisti non esitano a definire una vera e propria patrimoniale mascherata. Per anni i fondi pensione sono stati promossi come il rifugio sicuro e fiscalmente agevolato per garantire un futuro sereno ai lavoratori, ma il cambio di rotta normativo rischia di alterare profondamente questo euqilibrio, introducendo un prelievo proporzionale che grava non più solo sui flussi in entrata o sui rendimenti finanziari, bensì sullo stock di capitale complessivo faticosamente accantonato dagli iscritti.
Dal calcolo sui flussi al prelievo sul capitale accumulato
La vera rivoluzione al negativo risiede nella modifica nel criterio di applicazione dell’aliquota, che sposta il baricentro del prelievo fiscale e di vigilanza dai contributi annui versati l’intero montante contributivo. Questo significa che la tassazione non si limita più a colpire l’investimento nel momento in cui viene effettuato o quando genera un guadagno sui mercati, ma si trasforma in una tassa ricorrente sulla ricchezza previdenziale complessiva. Anche se le percentuali iniziali possono apparire contenute a un primo sguardo superficiale, l’effetto cumulativo della nuova aliquota calcolata anno dopo sul patrimonio totale rischia di erodere significativamente i rendimenti netti nel lungi periodo, penalizzando proprio i risparmiatori più costanti e coloro che hanno accumulato i capitali più consistenti in visto della quiescenza.
Le ripercussioni sulla fiducia dei risparmiatori e sul sistema previdenziale
L’introduzione di questa misura rischia di incrinare il patto di fiducia tra lo Stato e i cittadini in un settore delicato come quello della previdenza integrativa. I lavoratori italiani, già storicamente restii a vincolare i propri capitali per decenni a causa della cronica instabilità normativa del Paese, potrebbero vedere in questo provvedimento un pericoloso precedente per futuri e ben più pesanti inasprimenti fiscali. Il timore diffuso è che i fondi pensione, da strumenti di tutela sociale fortemente incentivati, si trasformino gradualmente in un bacino da cui l’erario può attingere con facilità nei momenti di difficoltà dei conti pubblici, disincentivando le nuove adesioni proprio tra le giovani generazioni che avrebbero più bisogno di integrare la futura e magra pensione pubblica.
