La cosa banale è che più dura, più l’equity scende e finora anche i bond: il 60/40 nel mese di marzo sta avendo la peggiore performance negativa dal 2022, no place to hide. Nel breve termine, tant’è. È inutile parlare di probabile taco, di guerra più lunga del previsto, di mercati azionari USA che con un -5% dai massimi erano too complacent, o di scenari di maggiore escalation (con panico finale) per poi de-escalate.
Numeri alla mano, a venerdì siamo a -10% sull’S&P 500 dai massimi, col decennale USA che si avvia a rivedere il 4.50%, come ai tempi del Liberation Day, tant’è, si prezza un maggior rischio di stagflazione. Continuerà la discesa di equity/govies? Quanto durerà la guerra? Non lo so, quindi la risposta è “non lo so”.
Ipotesi a breve termine: tra panico e teoria dei giochi
Come si traduce “we don’t know” in termini di performance S&P 500? Basterà il circa 6300 corrente, ci spingiamo fino a 6000? Dalla negatività corrente si arriverà al panico finale, punto vero di minimo, domande che tutti gli operatori si fanno, che restano però con risposte da “uno/nessuno/centomila”, nel breve termine. Posso solo ripetere per l’ennesima volta (repetita iuvant) che ad ogni shock chi compra, alla lunga, non sbaglia, ho detto alla lunga.
Sinceramente le ipotesi a breve, quali analisi tecniche, l’opinione di chi riduce il risk asset o di chi lo compra su ipotesi guerra lunga/breve, tra chi fa conti sul deficit di oil in presenza di chiusura (peraltro semi) dello Stretto di Hormuz e proietta a 150-200 USD il Brent, o ancora di chi ipotizza strascichi negativi su inflazione per la corrente distruzione di infrastrutture oil/gas, anche se la guerra finisse domani: sono interessanti esercizi, non la realtà.
Come il mio decision tree della scorsa settimana, o la più sofisticata teoria dei giochi, tra escalate (game 0)/de-escalate (game 1) e viceversa; interessanti esercizi, ma inutili, in contesti erratici di shock, senza serie storiche significative.
La sfida per i money manager e l’approccio contrarian
Short term, ripeto short term, lo shock conta molto per i trader, hedge fund, un modo per fare un check tra quelli bravi e meno bravi. Più difficile la gestione di questi tempi per money manager long only che si confrontano talvolta con l’incoerenza gestionale forzata, dovuta a riscatti per paure del sottoscrittore in panico, quando sarebbe il caso di fare il contrario col gestore pronto a fare la lista della spesa di titoli di qualità. Storie che si ripetono, sarebbe il caso di fare il contrario: si attivi il sempre verde piano d’accumulo, magari con importi doppi (se possibile) rispetto alla norma.
Io che pure utilizzo un approccio ibrido, in condizioni normali, market timing half of the battle con vaglio dei fondamentali per l’altro 50%, opportunistico, nel caso di shock il market timing si trasforma in puro contrarian buy, alla lunga, contro l’anomala paura del momento: una sorta di WB style da shock.
Perché propendo per lo “stay put”
Nel breve termine, non vorrei passare per quello con la bias troppo rialzista, in presenza di rischi stagflattivi che si elevano, con -10% dai massimi di S&P 500 e decennale a 4.45%. Per chi propendo? Reduce, neutral, go long, stay put? Voto stay put (mantenere le posizioni) di Yardeni – vedasi allegata intervista –, nel breve, che ben si concilia col buy long term.
Ovviamente per quelli risk adverse (che non dormono la notte di questi tempi, per riderci su), nel wobbling di mkt, stay sideline è il consiglio migliore e step in a guerra finita.
Perché “stay put” nel breve:
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Non credo allo scenario recessivo in USA, come Yardeni, anche col Brent a 150 USD, vedasi 2022;
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Inflazione è il rischio maggiore di una guerra più lunga di 6-7 settimane;
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Contrariamente al 2022, anche col petrolio a 150 USD e decennale intorno al 4.5%, fino a un max del 5%, propendo per un buy di quel 5% reale che oggi offrono i Mag 7, con P/E intorno a 20.
I Magnifici 7: fondamentali e prospettive di crescita
Dopo performance negative dai massimi comprese tra il -10/-30%, con un P/E medio di 20, sceso sul livello di quello di mercato. A rafforzare questa convinzione, è che la maggior parte degli analisti che nel mese della guerra hanno addirittura aumentato l’EPS 2026 del mercato e degli stessi Mag 7. A questi livelli di prezzo, pertanto, i Mag 7 trattano a multipli di mercato, con tassi di crescita EPS (e) 2026 più che doppi rispetto a EPS growth di mkt.
Se la preferenza degli investitori va verso Apple/Nvidia/Alphabet, Meta a 18 volte gli utili correnti o Microsoft a 20 volte gli utili correnti, meno favoriti, per loro peculiarità, scontano a questi livelli di prezzi, a mio avviso, anche le specifiche negatività, tutte da verificare col tempo. Non siamo insomma al 2022 quando il crollo dei Mag 7, oltre alla guerra Russia-Ucraina, dipese da utili in media crollati tra -20/-30%. Questa volta gli utili sono previsti crescere tra +20/+30%, più del doppio del mercato: ragionateci su.
Quando pubblicheranno i Q release verso fine aprile, sperando in una guerra finita, sono curioso di vedere come sarà la reazione del mercato. I bear diranno utili non sostenibili col tempo… risposta: Meta a 18 volte utili è già un value stock non più growth, come gli altri a 20 volte utili.
Ironia finale: il nuovo significato di EBITDA
Per finire, con un po’ di ironia, il mercato in piena guerra sembra trasformare l’EBITDA in un fantasioso EBITDA rettificato per guerra Iran e annunci Trump. EBITDA = Earning Before Iran war and Donald Trump announcements.
