I diversi angoli visuali dell’AI disruptive

Dividendi giugno 2025: quali aziende staccheranno le cedole questo mese a Piazza Affari

• Wood (Greed & Fear, primo allegato): get rid of Mag 7 eccetto Alphabet. In sintesi, ci sarebbero dubbi sulla redditività prospettica degli stessi a fronte degli ingenti capex AI, per di più finanziati anche con debito.
Colpisce in settimana un’emissione in sterline di un bond a 100 anni, tra gli altri, di Alphabet a spread 120 bp, ben accolta dal mercato.
Il mercato è sulla lunghezza d’onda di Wood con evidente sottoperformance – già nel 2025 (con la sola eccezione di Alphabet e Nvidia) è stato così – dei Mag 7 vis-à-vis S&P 493: nel caso di Wood l’AI disruptive distruggerebbe se stessa.
Un mercato equity dei tech che ha spostato tutto l’overweight sul solo comparto dei picks and shovels, produttori di DRAM, con performance positive di Micron, tra gli altri, di oltre il 40% YTD; short inventory/incrementi di prezzo oltre il 40% sono stati il detonatore.
Se fosse vero quanto propina Wood diventerebbero un “mega short” a tempo, con l’implosione dei committenti hyperscaler.
Segnalo in settimana il better than (linee guida) di AMAT, ben accolto dal mercato, i cui principali committenti di macchinari sono proprio le Micron di turno.
In scia, nella ns. Italietta, l’STM evidenzia una performance YTD del +25%. In netta antitesi da quanto asserisce Wood riporto un secondo allegato, quello di Cathie Wood, speech di fine settimana, a riprova di quanto l’argomento sia divisivo: 2 Wood opposti si direbbe.
“Immunity trade”: in settimana l’azione disruptive che finora si era limitata al solo comparto software, e che all’unisono, senza marcate distinzioni, sembrerebbe il perdente dell’AI disruptive, con Anthropic e il suo opus 4.6 tra i principali indiziati, ha esteso la sua azione disruptive a più settori.
Tra questi è stato colpito il comparto dell’asset management, causa scatenante un tax planner, Altruist, che potrebbe offrire a clienti potenziali, a prezzi ridotti, servizi di asset management.
Anche in Italia asset manager quotati/banche hanno riportato un bilancio settimanale in netto ribasso.
Il paradosso è che fino a qualche settimana fa i financials, lato sensu, erano considerati tra i maggiori beneficiari dell’AI disruptive; in settimana lo scenario prospettico si sarebbe rovesciato: una psicosi da AI disruptive.
Per la parte macro in settimana il dato dei NFP oltre le attese (130.000 unità contro 70.000), con un dato del CPI Y/Y al 2.4% meglio del 2.5% previsto, hanno corroborato la discesa dei tassi USA su tutta la curva, con steepening 2/10 yrs intorno a 65 bp, e decennale che ha la faccia di rompere anche il 4%, in barba alla previsione di Dalio longer term, che l’ha ipotizzato su livelli ben superiori per l’insostenibilità del debito USA. Al momento sembrerebbe in vantaggio Bessent, bond vigilantes a cuccia, si direbbe , dopo tanto abbaiare.
Si riporta un’intervista a Bessent – terzo allegato – che tocca diversi temi, non solo quello dei tassi.
Operativamente, come agire nei prossimi mesi, cercando di discernere il rumore dalla realtà?
Per la parte tassi, non penso in USA si vada oltre un choppy trading; emulerei Rick Rieder (BlackRock), sovrappesando gli emerging market bonds.
Per la parte micro ho deciso di essere piuttosto agnostico senza particolari bias, non scegliendo nessuno dei 2 Wood, rifugiandomi in una sorta di codardia da “nobody knows”. Un giudizio agnostico da Ponzio Pilato che non vuol dire affatto “go for cash”, tutt’ altro, scelgo una terza e quarta via, come indicato nella quarta intervista a Saperstein e nell’ultimo scritto – allegato finale- di Daniel Kirsche (Jeffreies) di positioning/technicals, ovvero da agnostico DeMark.
Per l’equity USA dopo un supporto quasi toccato intorno a 6800 di S&P , vedrei un primo livello target al rialzo tra 7100-7200.
Propenderei per un incremento del rischio più che vendendo tech, riducendo la componente meno rischiosa, ovvero azzerando quasi il cash o succedanei , in una gestione aggressiva.
Aggiungerei alla lista di titoli tech indicati la scorsa settimana anche quelli del software ormai alcuni degli stessi a multipli empirici da value stock, dopo i recenti ribassi, con tassi di crescita EPS 26(e) pero’ a doppia cifra. Buy Microsoft, Salesforce, e la stessa Palantir, in sé cara ma con tassi di crescita EPS 26(e) che per alcuni analisti supererebbe le 3 cifre.
Parimenti alcuni titoli legati all’energia, tema legato ad AI, quale Centrus, tra le poche società USA che arricchisce l’uranio; consiglierei a qualche ideale algoritmo short che in presenza del Q release settimanale, ovvero di un capex oltre le aspettative con prospettive di utile a breve un po’ deludenti, che avrebbe aumentato lo short , con un in un -25% in settimana, di aggiustare l’algo short per tenere conto che il fatturato aggiuntivo in 5 anni di Centrus è stimato in 750 mil USD a fronte dei 400 mln USD correnti, ad un P/E ridottosi da 80 max a 40 volte : buy the dip longer term.
Saperstein sostiene che longer term, per chi non li detiene, gli hyperscaler siano da comprare: 4 hyperscalervantano un operating free cash flow non tanto distante da quello generato da tutte le società dell’S&P ex, come non dargli ragione.
Volendo rimanere piuttosto sui technicals di Kirsche, questi sembrerebbero rovesciati rispetto a 6-7 mesi fa, con un marcato short sui tech: basterebbe mezza notizia positiva (da OpenAI?) ma soprattutto un EPS better than corrente e prospettico di Nvidia, quale eventuale catalyst, a indurre ricoperture sui tech più penalizzati (software), con rialzi anche a 2 cifre.
Q di Nvidia cui arriverei “long”, dopo la penalizzazione dai max che insieme a quella di Broadcom mi sembra altro non senso da algo e speculative retail trade, in primis CTAs, che volenti o nolenti in USA sono maggioranza di mercato, con gli istituzionali quasi di contorno.
Cio’ provoca una divergenza sempre maggiore tra il VIX di mercato , intorno a 20 che non escludo in ipotesi target 7200 S&P plani a 14, contro volatilità per titoli/settori sempre più elevate.
Back to fundamentals sono ben conscio che oltre all’ingente operating free cash flow generato, alcuni hyperscaler quotino a P/E da value stock, con crescite EPS 26(e) peraltro anche quintuple rispetto a settori che recentemente hanno sovraperformato, come gli staples.
In linea con il criterio di Saperstein che mi sembra dettato , almeno nel breve , dal vecchio adagio degli operatori di borsa “non pisciare contro vento perché ti bagni” – chiedo venia per il dire scurrile – aumenterei il Russell 2000, parimenti small cap in Italia/Europa, titoli ciclici e value. Incrementerei altresì l’esposizione regional internazionale, finanziandomi (ripetendomi) dalla riduzione di cash/bonds; non con vendite tech, come ha fatto negli ultimi 6 mesi la parte maggioritaria di mkt, seguace di Chris Wood, che enfatizza non il P/OP free cash di Saperstein, quanto piuttosto il rischio finanziario, con eventuale deludente ROIC prospettico, embedded nel P/free cash flow, diventato caro, stile bolla 2000. Pertanto , buy Topix bank (Giappone), post vittoria schiacciante alla camera bassa della “lady di ferro” giapponese; buy Cina dell’anno del cavallo. Cina sempre più leader con USA in tutti i settori ad elevato valore aggiunto, AI in primis, con il resto del mondo che non potrà prescindere dal commercio con il secondo GDP del mondo; non conviene a nessuno la ventilata deglobalization, pura fantasia; altro discorso è il de-risking dalla Cina per USA, terre rare e non solo, che come giustamente indicato da Bessent è diventata una priorità, direi quasi emergenza nazionale.
A seguire, buy equity mkt Brasile e aggiungerei anche India (finora laggard) per avere una sovraesposizione non solo su emerging market bonds ma emerging mkt equity.
Dopo l’astonishing performance della Corea del Sud legata a 2 titoli, Samsung e Hynix, che non escludo possa continuare, preferirei to skip.
In Europa/Italia, anche alla luce del Q better than di Hermès e Kering, reitero il mio buy sugli stessi; buy anche su Schneider EL, Fincantieri, MFE, Moncler, STM, Essilor, tra gli altri, per non parlare di qualche selected mid/small/micro cap italiane, capitanate dallo stock forever Danieli RISP; non mi dispiacerebbe un buy anche su qualche selected cheap small cap europea, quale Wüstenrot (WUW GY, life/health insurance) in Germania.
In Italia per quanto il tridente Intesa, Generali, BMPS abbia nettamente sottoperformato in settimana per la psicosi globale da Altruist/Immunity trade, aumenterei il sovrappeso per 2 motivi.
1. Fondamentale, il rischio c’è ma lo sposterei molto avanti nel tempo.
Nei piani triennali presentati nelle ultime 2 settimane da duo Messina/Orcel, più conservativo il primo, più aggressivo il secondo, sono stati considerati.
Alla domanda ricevuta da Orcel da un’analista di Goldman Sachs circa la possibile concorrenza di fintech/hyperscalers/banche USA, con possibile dumping su prezzi, Orcel ha così risposto: “Siamo preparati, da 50 uomini che ho nel back office ne avrò 25 grazie all’AI, dei 50 uomini che ho nel front ne avrò 75, posso parare con 75 uomini di front ogni pressione competitiva”: per almeno 3 anni del piano I bet on him. Oltre fino ad arrivare ad un decennio, a mio avviso, il valore del brand che conta almeno per il 60% della forza competitiva degli asset gatherer italiani farà da argine.
2. Il profilo finanziario:
il dividendo conta tanto.
Intesa e BMPS evidenziano sulla carta un pay back dell’ investimento in toto o quasi nelle rispettive azioni, grazie ai lauti dividendi, anche se per assurdo il valore dell’azione si azzerasse dopo un decennio: uno stress test irrealistico.

Pertanto, buy the dip: BMPS se all’inizio della settimana scorsa aveva un dividend yield del 10% dopo la “botta” settimanale al ribasso, in coincidenza del varo del piano triennale di Lovaglio che sarà annunciato la prossima settimana, ha migliorato il dividend yield a ca l’11%; sarebbe già ampiamente immunizzato da detto dividend yield, l’immunity trade da AI disruptive sarebbe ridondante.

Iscriviti per ricevere aggiornamenti sui commenti
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
0
Commenta ora l'articolox