Come e cosa fare per difendersi dagli accertamenti fiscali

Come e cosa fare per difendersi dagli accertamenti fiscali? La domanda è d’obbligo in quanto non sempre l’accertamento che avvia l’Agenzia delle Entrate risulta essere fondato. E nello stesso tempo, per gli accertamenti fiscali, il cittadino può avere difficoltà a far valere le proprie ragioni in quanto, per esempio, è passato troppo tempo ed ha perso le ricevute.

Accertamenti fiscali, il rischio di recapito di una cartella esattoriale

Anche per questo quella su come e cosa fare per difendersi dagli accertamenti fiscali è una delle domande che periodicamente il contribuente formula al proprio commercialista. Perché pur pagando le tasse puntualmente, e regolarmente, non è di certo remoto il rischio di vedersi recapitata una cartella esattoriale.

Dalla fase di controllo a quella di accertamento, gli strumenti a disposizione del Fisco

Per i controlli da parte del Fisco è bene ricordare che c’è prima la fase di accertamento, e poi quella della riscossione. Se in fase di accertamenti fiscali il contribuente è in grado di presentare al Fisco la documentazione necessaria che attesti di essere nel giusto, allora le procedure di riscossione bonaria o coattiva non scatteranno. 

Ma in che modo il Fisco avvia gli accertamenti? Al riguardo c’è da dire che l’Agenzia delle Entrate, così come è previsto dalla legge, può avvalersi dell’accesso e dell’incrocio di informazioni contenuti nelle banche dati. Come ad esempio la verifica delle movimentazioni sul conto corrente al fine di rilevare se, per esempio, ci sono spostamenti di soldi, bonifici o prelievi sospetti.

Così come l’Agenzia delle Entrate può avviare prima controlli e poi accertamenti con il redditometro. In questo caso il fisco verifica che in un anno di imposta le spese sostenute dal contribuente siano in linea con il reddito dichiarato. Altrimenti scatta la macchina dei controlli.

In merito ricordiamo che, oltre alle sanzioni ed agli interessi applicabili sulle tasse non pagate, ci sono pure i rischi di multe salatissime. Per esempio, quelle sono applicabili per i pagamenti in contanti sopra la soglia dei 1.999,99 euro. La multa può infatti arrivare fino a ben 50 mila euro per operazione.

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