Buone notizie per chi versa soldi contanti sul conto anche cointestato perché questa semplice prova eviterà pesanti sanzioni

Contanti si, contanti no. Sembra uno slogan pubblicitario invece è il motto di chi spesso vive di incertezza quando si trova davanti allo sportello bancario. Quanti contanti si possono prelevare? Quanti contanti si possono versare? Quante operazioni in contanti consecutive si possono fare? Sono alcune delle domande che seppur apparentemente innocue, potrebbero creare qualche problema nella gestione del conto corrente. A dire il vero ci sono buone notizie per chi versa soldi contanti sul conto ma attenzione a non fare confusione.

Infatti molti consumatori sono ancora disorientati quando si parla del limite alla circolazione del contante. Infatti dal primo gennaio 2022 il limite del contante sarebbe dovuto passare ad euro 1.000 per ogni transazione. Invece in considerazione del periodo emergenziale le autorità hanno deciso di prorogare l’attuale limite di 2.000 euro. Pertanto oltre tale importo almeno fino al 31 dicembre, non si potranno effettuare pagamenti contanti e di conseguenza non se ne potranno ricevere. Un secondo elemento che è causa di confusione è il terrore che l’Agenzia delle Entrate possa contestare la movimentazione bancaria. In altre parole il Fisco ha la possibilità di controllare il conto e potrebbe dedurre che alcune operazioni sono indice di evasione fiscale. La naturale conseguenza sarà l’invito a versare l’importo che si suppone sia evaso, con interessi e soprattutto sanzioni salate.

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È bene sempre precisare, però, che l’Amministrazione finanziaria quando emette una contestazione, invita sempre il contribuente al contraddittorio. Ciò significa che è sempre possibile dimostrare che gli elementi su cui si basa la supposizione sono tutti o in parte errati. In particolare l’Agenzia delle Entrate non deve motivare perché controlla il conto corrente mentre il contribuente deve portare una prova contraria.

Per superare però tale presunzione, la prova dovrà essere analitica e ben correlata all’operazione. In particolare, ritornando al versamento di contanti, si dovrebbe fornire la documentazione che attesti la provenienza del danaro per ogni singola operazione. Se il contribuente non lo fa, le operazioni diventano fiscalmente rilevanti. Ciò vale a dire che diventano ricavi taciuti al Fisco.

Tale è stata l’interpretazione fino ad oggi. La Cassazione, invece, con l’ordinanza n. 17413 del 30 maggio 2022 sancisce un nuovo principio secondo cui è possibile dimostrare il contrario anche con presunzioni semplici. Il giudice infatti potrà individuare il collegamento tra i movimenti bancari, oggetto dell’accertamento da parte del Fisco e fatti cosiddetti noti. Con tale espressione si intendono quei fatti di cui si ha certa conoscenza. Cosicché il contribuente potrà fornire la prova anche mediante presunzioni semplici, se è noto che ha incassato, per l’attività svolta, una determinata somma di contanti. Si badi bene anche se il versamento è su un conto privato magari cointestato con il coniuge. Insomma per chi maneggia spesso contanti ci saranno meno documenti da presentare e più flessibilità.

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