Pensione più facile per molti e reddito di cittadinanza più difficile da gennaio

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La manovra finanziaria del Governo è in dirittura di arrivo. Infatti continuano i lavori sulla Legge di Bilancio che al suo interno avrà tre capitoli di intervento che riguardano la stragrande maggioranza dei cittadini. Ci sono le pensioni, c’è il reddito di cittadinanza e ci sono le famiglie. Per queste ultime si ragiona sul dare sostegno in una fase di crisi che forse non ha precedenti, basti pensare al tasso di inflazione che ha raggiunto le due cifre. Sostegno significa trovare risorse e soldi, che nella manovra dovranno essere inseriti. Soldi che lo Stato non ha, e lo dimostra il fatto che la gran parte della manovra di Bilancio sarà finanziata in deficit.

Per le famiglie servono dotazioni economiche che serviranno anche per le pensioni. Sul reddito di cittadinanza e sulla sanatoria delle cartelle invece, il Governo conta di fare cassa. Sul sussidio tagliando la spesa del 2023 e spostando le risorse già disponibili su altro. Dalla sanatoria delle cartelle invece si cerca di incassare quanto più possibile, spingendo i contribuenti a fare pace con il Fisco.

Pensione più facile per molti con la nuova Quota 41, ma da altre parti arrivano i tagli

Le pensioni saranno impostate sulla nuova Quota 103. Infatti il progetto di Quota 41 per chi ha almeno 62 anni di età funzionerà come le precedenti misure per quotisti. Come la vecchia Quota 100 o l’attuale Quota 102, la nuova misura dovrà essere centrata sommando età e contributi. E se l’età minima è pari a 62 anni, aggiungendo i 41 anni di contributi versati si arriva proprio a Quota 103. Comunque, pensione più facile per molti, perché oggi con 41 anni di contributi possono uscire dal lavoro solo i precoci che sono alternativamente anche invalidi, caregivers, disoccupati o alle prese con mansioni gravose. Dal primo gennaio prossimo invece, la Quota 41 sarà aperta a tutti, sempre nel limite dei già citati requisiti minimi da raggiungere.

Il capitolo reddito di cittadinanza mina le famiglie

Non sarà la Quota 41 per tutti o una pensione flessibile a 61 anni di età come inizialmente si diceva, ma è inevitabile che anche una misura piuttosto limitata come questa, produce un costo per le derelitte casse dello Stato. E le risorse devono essere trovate altrove. Le misure prescelte sono sostanzialmente due. La prima via è quella fiscale, perché dalla sanatoria delle cartelle il Governo punta a reperire soldi freschi. Offrendo sconti e tagli di debito ai contribuenti, il Governo cercherà di reperire quanti più soldi possibile. Spingendo i contribuenti a versare offrendo agevolazioni.

Sul reddito di cittadinanza invece si cerca la via dei tagli. Riduzioni in arrivo per il reddito di cittadinanza che passerà da una durata praticamente illimitata (18 mesi più 18 mesi senza particolari limiti), ad una durata massima di 36 mensilità. E poi, contro i furbetti e i fannulloni, limitazioni in arrivo. Stop al reddito di cittadinanza a cittadini che possono lavorare. E il tetto verrà fissato a 60 anni di età. Niente sussidio per chi non ha quella età e può lavorare non avendo particolari problematiche fisiche o di famiglia. Un modo per abbassare la platea dei beneficiari che produrrà risparmio per le casse pubbliche.

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