Warren Buffett: ora conviene seguirlo?

Si parla spesso dell’ormai quasi mitico oracolo di Omaha ovvero Warren Buffett, come di un esempio da seguire per i propri investimenti.

Ma sicuramente seguirlo davvero, replicando autonomamente il suo metodo, non è cosa da tutti.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

Almeno per chi non intenda, appunto, limitarsi ad un semplice copia ed incolla delle sue scelte, ma voglia  invece comprendere le motivazioni che ne sono alla base. Non tanto perché  Buffett proponga idee o concetti strani, ma piuttosto perché alcuni dei suoi principi (quelli principali e noti sono 7, ma credo che qualcuno lo abbia tenuto per sé), sono basati su valutazioni sostanzialmente discrezionali, ed altri sono invece legati a concetti di bilancio non agevolmente quantificabili.

I criteri di valutazione di Warren Buffett

Ad esempio la valutazione del management aziendale.

Si tratta di valutare innanzi tutto se le decisioni relative alla scelta di opzioni sull’utile aziendale tra distribuzione dei dividendi, buy back, piuttosto che trattenimento dell’utile nel capitale, sia stata la migliore.

Ma con il senno del poi siamo tutti capaci di dare un giudizio, in base all’andamento dei conti aziendali post decisione.

Mentre il giudizio dovrebbe essere dato a priori, cioè senza considerare quel che poi è successo in futuro.

In tal senso, alcuni studi approfonditi su tale aspetto, usando determinate statistiche, hanno infatti stabilito che spesso queste decisioni sono più il frutto di decisioni fortuite che altro, da parte del medesimo management.

Talora un manager avrebbe fatto meglio a trattenere nella società gli utili, e lo stesso manager ha invece deciso meglio in altri casi.

Ma Buffett è noto anche per aver sostituito tradizionali concetti finanziari con altri di sua concezione, come l’owner earning, operativamente un cash flow modificato come segue.

Alla tradizionale sommatoria di utile e costi non monetari, si deve sottrarre l’ammontare medio delle spese per impianti ed equipaggiamenti che il business richiede per il mantenimento di una posizione competitiva di lungo periodo, quindi un elemento che non costituisce neppure un valore medio, relativo ad esempio ad un determinato settore, ma quel valore che dovrebbe garantire una posizione competitiva.

Come si calcola il  owner earning?

Ma su come si calcoli…..

La mia opinione è che l’analisi fondamentale possa essere utile, ma ad una particolare condizione: occorre evitare qualsiasi componente che non sia assolutamente quantificabile in modo oggettivo, o che possa dipendere da valutazioni soggettive e discrezionali.

Anche il concetto di acquistare quando un titolo sia a sconto di almeno il 25 per cento non basta, anche se si tratta di un titolo che abbia tutti i requisiti richiesti da Warren Buffett, perché un titolo può restare in un trend ribassista per molto tempo, nonostante la sua sottovalutazione e la qualità dei suoi fondamentali.

Per inciso, va detto che il metodo con cui Buffett calcola il fair value di un titolo rappresenta una sorta di sommatoria dell’owner earning proiettato in futuro per un certo numero di anni ed attualizzato.

Una sorta, quindi, di variante del tradizionale discount cash flow.

Spiegati quindi alcuni concetti del metodo di Buffett, domandiamoci operativamente come semplificare il tutto.

La cosa più semplice è acquistare indici, che rappresentano una diversificazione del rischio.

La scelta di singoli titoli, per quanto ponderata, rappresenta sempre un margine di rischio superiore.

Per valutare il fair value dei singoli indici, useremo il metodo Fed modificato, basato sul calcolo del p/e di equilibrio basato sulla seguente formula: 1/ (t+5%).

Dove t rappresenta il tasso dei titoli di stato decennali.

Inoltre investiremo a partire non da una sottovalutazione del 25/30 per cento, ma solo quando, dopo tali livelli, sarà presente una indicazione long del metodo PLT.

Questo perché un titolo o un indice può rimanere ampiamente in situazione di quotazione a sconto, senza invertire il trend.

Inoltre acquisteremo solo se la curva dei rendimenti ha impostazione rialzista.

Regole simmetriche valgono per le vendite.

Warren Buffett e l’ingente patrimonio

Ritornando a Buffett, occorre anche considerare l’ingente patrimonio di cui dispone.

Quindi alcuni errori di investimento non pesano certo per lui quello che potrebbero invece pesare sul piccolo e medio investitore.

E’ come confrontare gli errori di strategia di una multinazionale, con una piccola e media azienda.

La multinazionale possiede una cassa talmente ingente da potersi anche permettere non pochi errori, la piccola e media azienda ovviamente no.

Notiamo quindi  che non ci sono né le condizioni per acquisti di lungo termine, in ottica di analisi fondamentale + metodo PLT, né quelli per vendere.

Quanto alla vendita, neppure ancora sussiste indicazione di alert in base al metodo PLT.

Dal lontano 2009 l’indicazione di PLT sugli indici americani era long e tale è rimasta.

Sopravvalutazione di Wall Street

Guardiamo però il rapporto tra quotazioni correnti e p/e di equilibrio del metodo Fed modificato.

P/e di equilibrio: 14,87.

Di seguito i p/e, rispettivamente relativi all’utile per azione corrente ed all’utile per azione prospetticoper l’anno in corso:

S&P 500:        22,84     17,72

Nasdaq 100:      24.85     21,25

Dow Jones ind.: 19,04     16,73.

Come notiamo, sono tutte quotazioni a premio, a partire da quella meno elevata, relativa all’utile prospettico del Dow Jones industrial, del 12,5 per cento.

Ma c’è un altro fattore di cui tener conto.

Oltre tutti gli elementi potenzialmente negativi, citati nelle mie precedenti analisi, nonostante il taglio dei tassi da parte della Fed, attualmente la curva dei rendimenti è divenuta ribassista anche nel tratto tra i 2 ed i 5 anni.

Riassumendo: utilizzando un metodo molto più semplice di quello usato da Buffett, attualmente a parer nostro  non sussistono le condizioni per acquistare o vendere in ottica di lungo termine.

Articoli precedenti su Warren Buffett

 

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