Wall Street non si fa impaurire dalla variante Omicron e guarda con fiducia su più fronti

Che l’inflazione non possa considerarsi un fenomeno passeggero, purtroppo, lo ha dovuto ammettere anche il numero uno della Federal Reserve Jerome Powell. Di fronte ad un’evidenza che non poteva più essere mascherata, infatti, il banchiere centrale ha cambiato il refrain che da tempo sosteneva l’ottimismo dei mercati. Inoltre, nell’ottica di chi opera, un’inflazione presente ancora a lungo significa anche Banche centrali che potrebbero avere più fretta nel voler rialzare i tassi di interesse.

Il problema resta una ripresa economica ancora in forse, proprio nel momento in cui le forme di sostegno stanno man mano venendo meno. Un segnale arriva dalla produttività USA arrivata a registrare un -5,2%, risultato che non si vedeva da circa 60 anni. In tutto questo, il Covid e la sua nuova variante, la Omicron, resta una spada di Damocle sull’immediato futuro.

Wall Street non si fa impaurire dalla variante Omicron e guarda con fiducia su più fronti

Ma al di là delle pure ipotesi, proprio per quanto detto è inevitabile che i mercati guardino al risultato dell’inflazione statunitense in arrivo venerdì. Il dato sarà riferito al mese di novembre ma sarà sicuramente interpretato come segnale per capire se il rialzo dell’indice dei prezzi al consumo è destinato a rafforzarsi progressivamente. Una conferma che però, come visto già, sembra diventare sempre più una mera formalità. Intanto, però, Wall Street non si fa impaurire dalla variante Omicron e guarda con fiducia su più fronti.

Il primo è quello delle decisioni della Banca centrale cinese che ha messo in atto una serie di strategie per sostenere il settore immobiliare. Il risultato di questa fiducia si vede quando in Europa si è in fase di chiusura. Infatti in un raffronto fra le sponde dell’oceano si vedono mercati ben impostati in entrambi i casi. Infatti ad un Vecchio Continente che chiude con un Ftse Mib a +2,4% e un Dax che supera il 2,8%, risponde il mercato a stelle e strisce. Nel caso dei listini USA, infatti, si va da un S&P 500 che alle 18 (ora italiana), sfiora il 2,1% mentre il Nasdaq e il Dow navigano, rispettivamente, intorno al 2,8% il primo e all’1,55% il secondo.

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