Wall Street: preoccupa la curva dei rendimenti

Orfano di Wall Street (chiusa per omaggio al presidente Usa George Bush senior morto la settimana scorsa), il mercato si interroga su quanto sta accadendo dall’altra parte dell’oceano e per la precisione sulla curva dei rendimenti dei Treasury.

Il sorpasso

Lunedì  i rendimenti delle scadenze a due e tre anni hanno  superato quello dei quinquennali.

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Un primo passo che potrebbe essere però foriero di sventura qualora si dovesse ripetere quanto già visto nel 2007 e, ancora prima, nel 2000 e, guardando più indietro ancora, alla fine degli anni ’80.

Dati macro che, per quanto positivi, si stanno coagulando verso un trend in calo, aumentano i timori di un possibile stop delle misure di normalizzazione della Federal Reserve a loro volta conferma, seppur indiretta, di un rallentamento dell’economia.

Economia Usa già in riserva

Una situazione che, però, rappresenterebbe anche la dimostrazione del fatto che la riforma fiscale voluta dall’amministrazione Trump e approvata dal Congresso ormai un anno fa non solo abbia già esaurito il carburante ma, essendo stata particolarmente radicale, non possa essere ripetuta nel breve.

E ancora: che gli effetti negativi futuri (esplosione del deficit su tutti) resteranno, a dispetto di vantaggi che, come si può vedere, potrebbero essere ormai minimi.

Il paradosso? Quello di una banca centrale che, dopo aver avviato la sua exit strategy fra timori di ogni tipo, compreso quello di un eccessivo surriscaldamento dell’economia, rischia ora di dover riprendere le misure di stimolo che per dieci anni ha propugnato e che, adesso, stava ridimensionando.

Il crollo (ennesimo) di Wall Street

Non si può fare a meno di notare il crollo registrato nella seduta di ieri: Nasdaq Composite -3,80% (7.158,43 punti), Dow Jones -3,10% (25.027,07 punti) S&P 500  -3,24% (2.700,06 punti) per finire con il clou del Russell 2000 a -4,40% (1.480,75 punti).

La Cina indispettisce la diplomazia

Il tutto dopo l’ottimismo (a questo punto brevissimo quanto esagerato) della chiusura in positivo, secondo le dichiarazioni del presidente Usa Donald Trump, dei colloqui intavolati al G20 e che avrebbero portato ad una tregua di 90 giorni sulla guerra dei dazi.

Troppo pochi per risolvere le tante controversie in atto.

E poi sono risultate troppo tiepide le reazioni di Pechino che, prima di confermare ci ha messo quasi due giorni. Tutti indizi che giustificano pienamente chi teme ora per le performance future degli utili societari e, quindi, preferisce restare alla finestra.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili QUI»)

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