Vizi Privati, pubbliche virtù e la storia delle api

Lo storiella delle api  dell’olandese Bernard de Mandeville ( 1670-1733) scritta nel 1705 e poi successivamente ampliata più volte, parla di un alveare felice.

La  favola conosciuta anche con il nome Vizi privati, pubbliche virtù  ( ovvero i furfanti resi onesti) parla di un alveare di api, nel quale vi sono numerose differenze sociali, per ceto, professione, reddito e patrimonio. Quindi alcune api facevano grandi profitti e lavoravamo molto poco, mentre altre per guadagnarsi il pane dovevano faticare moltissimo.

Inoltre vi erano altri che vivevano nel lusso sfruttando tutte le api ed erano i ladri, imbroglioni, falsari, scrocconi, medici, maghi, militari  e preti. Le api che si vedevano costrette  a difendersi da questi personaggi cadevano nelle mani degli avvocati i quali interessati solo al loro tornaconto instauravano contenziosi che non finivano mai e usavano le leggi per mandare in rovina i loro assistiti estorcendogli fino all’ultimo soldo.

La giustizia in questo alveare non era né giusta né rapida, e neppure cieca, in quanto favoriva le api ricche e condannava le api più povere.

Nel contesto di questa nazione di vizi e corruzione  vi era un notevole sviluppo economico e una certa prosperità che sebbene  spartita in maniera non giusta  raggiungeva comunque tutte le categorie dell’alveare. Il popolo delle api non si rendeva conto di vivere nel migliore dei mondi possibili.

Molte api si stancarono di questo modo di operare e vi fu la rivoluzione dei probi e degli onesti.

Questa rivoluzione  innescò un processo che per quanto virtuoso portò alla fine dell’alveare.

La morale di questa storia?  Ve ne sono molte,  forse la più appropriata è che la sola virtù  non possa rendere una nazione ricca e nell’abbondanza.

Leggendo questa  novella sembra  che questa storia si adatti benissimo anche al nostro paese.

Mi limiterò a fare il confronto tra  l’Italia e  la Germania sul problema della Prostituzione.

Il mio ragionamento è puramente contabile su dati nudi e crudi, ben sapendo il doloroso retroscena che vi può essere dietro il “ giro della prostituzione”.

In Italia non è regolamentata e si punisce solo lo sfruttamento e l’induzione, gli incassi delle prostitute sono tassati e/o tassabili? Sembrerebbe di no.

In Germania è regolamentata  e smuove un  giro di affari di circa 14,5 miliardi di euro all’anno per incassi netti per l’erario tedesco di oltre 2 miliardi di euro.

In Italia la prostituzione con tutte le sue piaghe sociali è sotto gli occhi di tutti, a meno che  non si voglia guardare altrove. Le sale di massaggi  cinesi, talvolta usano messaggi così evidenti da  non aver dubbi su quale attività vi viene consumata all’interno.

Vizi Privati, pubbliche virtù e la storia delle api

Non pretendiamo certo che da un vizio si voglia fare una virtù, vogliamo solo far parlare i dati macroeconomici.

In Italia gli assegni sociali, almeno per l’anno 2019, sono pari a 458 euro al mese per 13 mensilità per complessivi € 5.954,00.

Ipotizzando un incasso netto non inferiore a quello tedesco pari a 2 miliardi di euro, potremmo elargire senza nessun aumento del debito pubblico 335.909 pensioni sociali.

I dati ISTAT  per l’anno 2019 riportano le seguenti  cifre su  pensioni sociali:

erogate  843.253 per un costo complessivo di 4.788.090, con spesa media pari a € 5.678,12.

La prostituzione  è una cosa brutta  ma  la possibilità di erogare  ulteriori 335.909 pensioni sociale forse potrebbe in parte rendere meno vergognosa questa pratica?

La problematica è estremamente complessa e riguarda soprattutto la dignità della persona, io ho voluto riportare solamente i  dati macroeconomici.

Nel caso in cui si ritenga offensivo per la persona umana non solo lo sfruttamento ma anche il solo commercio dovrebbe essere attuata anche una repressione legale anche dalla parte dell’offerta.

Punire come fanno in alcuni  paesi solo il consumatore finale, è veramente ipocrisia pura.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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