Vi sveliamo tutta la verità su quanto possiamo prelevare in contanti e sulle ambiguità delle banche

In questo articolo vogliamo fare chiarezza. Il denaro contante è nel mirino del Governo e gli italiani faticano a comprendere se e in quale misura possono utilizzare banconote e monete. Abbiamo già parlato della stretta sui pagamenti in contanti imposta dal Governo. Oggi vi sveliamo tutta la verità su quanto possiamo prelevare in contanti e sulle ambiguità delle banche. Capiremo anche le differenze di trattamento che la normativa prevede per privati cittadini, imprenditori e liberi professionisti.

I limiti normativi

Le limitazioni all’uso dei contanti derivano essenzialmente da due fonti normative. Il Decreto 124/2019 che limita i pagamenti in contanti come misura di contrasto all’evasione fiscale e la normativa antiterrorismo. Ovvero il D.LGS 231/2007 in materia di contrasto al terrorismo ed al riciclaggio di denaro sporco. Il Decreto del 2019 limita la possibilità di effettuare pagamenti in contanti a 1.999,99 euro. Pagamenti di importo superiore devono necessariamente passare attraverso strumenti di pagamento tracciabili come carte, assegni e applicazioni. Il Decreto Legislativo 231 invece, impone limitazioni più complesse e demanda parte delle verifiche alle banche.

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Vi sveliamo tutta la verità su quanto possiamo prelevare in contanti e sulle ambiguità delle banche

Le norme mirano a ridurre in maniera sostanziale la quantità di denaro in circolazione per limitare o prevenire attività criminose ed evasione. Sappiamo che il Decreto 124/2019 limita lo scambio di denaro contante tra soggetti diversi a meno di 2.000 euro. Il MEF ha chiarito che questo limite non vale per prelevamenti e versamenti in banca. Quindi, in linea teorica, non dovrebbero esserci limitazioni alle operazioni allo sportello. In realtà non è proprio così.

La Legge non indica alcun limite di movimentazione di denaro contante tra clienti e banche. Gli Istituti però devono chiedere chiarimenti sull’uso del denaro alla clientela quando questa movimenta più di 10.000 euro in contanti al mese. Queste informazioni, se l’ufficio preposto ne valuterà l’opportunità, saranno condivise con la Banca d’Italia. Quest’ultima poi, potrà coinvolgere la Procura della Repubblica. Segnaliamo che non esistono linee guida ufficiali e condivise sulle segnalazioni effettuate dagli istituti di credito.

Quando imprenditore fa rima con evasore secondo il Fisco

Quanto abbiamo appena visto vale però solo per i privati cittadini. Le imprese devono invece rispettare limitazioni molto più stringenti. Ogni azienda infatti, deve documentare ogni singolo euro versato o prelavato in banca. Il Fisco potrà esigere queste informazioni in qualsiasi momento, le banche invece solo al superamento dei limiti previsti dalla norma. Ovvero 1.000 euro al giorno o 5.000 euro al mese.

Appare evidente che la stragrande maggioranza di imprese dovranno rendicontare sistematicamente le proprie movimentazioni. Un discorso a parte meritano i liberi professionisti che pur essendo lavoratori autonomi non hanno l’obbligo di contabilità e conti correnti dedicati all’attività. Un avvocato ad esempio, può gestire con un unico conto corrente sia l’attività professionale che le spese familiari. Per queste motivazioni i professionisti seguiranno le norme previste per i privati cittadini.

Vi sveliamo tutta la verità su quanto possiamo prelevare in contanti e sulle ambiguità delle banche

Le norme non sono chiare a parte l’impossibilità di movimentare più di 2.000 euro se non con le banche. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza 10147 del 18 gennaio 2018, ha ribadito il divieto di movimentare contante. Nonché la presunzione che queste movimentazioni si prestino a finalità illecite. L’imprenditore che volesse prelevare più di 10.000 euro al mese potrebbe farlo. Solo però per effettuare più pagamenti di importo inferiore alle soglie previste. Dovendo poi giustificare il suo operato alla banca. E al Fisco? L’istituto di credito potrebbe segnalare queste operazioni alla Banca d’Italia, ma basandosi su logiche proprie e non condivise. Il ruolo delle banche è ambiguo e il conflitto di interessi abbastanza evidente.

Una questione soprattutto politica

Vi sveliamo tutta la verità su quanto possiamo prelevare in contanti e sulle ambiguità delle banche: è soprattutto una questione politica. La materia infatti è costantemente oggetto di discussioni. Ne è prova la serie di modifiche imposte ai limiti normativi dai vari Governi nel corso del tempo. Le finalità di contrasto all’evasione e al terrorismo non sono in discussione ma più parti contestano le modalità previste dalla normativa.

Questa appare più una penalizzazione per le attività imprenditoriali che un vero contrasto alla criminalità. I Governi infatti colpiscono le movimentazioni in contanti ma appaiono in difficoltà nell’imporre alle banche un tetto commissionale alle transazioni elettroniche. Sempre le banche hanno assunto un ruolo chiave nel decidere quali clienti segnalare e quali no. Questi presupposti spingono i partiti d’opposizione e alcune associazioni dei consumatori a contrastare queste norme. La Redazione continuerà ad informare i Lettori sulle novità in materia, che probabilmente non si faranno attendere.

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