Verso una nuova guerra fredda?

A fronte degli ultimi scontri verbali tra Trump e le autorità cinesi, anche in relazione alla questione della mancata comunicazione di dati relativi alla pandemia, la Cina si è affrettata a minacciare il rischio di una nuova guerra fredda.

Ma cos’è una guerra fredda?

C’è mai stata una guerra fredda che abbia coinvolto la Cina?

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E, soprattutto, si sta realmente andando verso una nuova guerra fredda?

Guerra fredda: contesto storico e geopolitico

Per guerra fredda, convenzionalmente si intende l’insieme delle relazioni internazionali che caratterizzarono la contrapposizione tra Usa e suoi alleati della Nato da un lato, ed Unione sovietica e suoi alleati del Patto di Varsavia dall’altro lato, dal secondo dopoguerra mondiale sino alla caduta del muro di Berlino.

Periodo caratterizzato da una netta contrapposizione non solo sul piano ideologico. Fu soprattutto il rischio di una guerra atomica su scala planetaria a caratterizzare quella fase storica. E talora ci si andò davvero vicino.

Come durante il blocco di Berlino ovest, messo in atto dai sovietici, che bloccarono le vie di accesso alla città, tutte nel territorio da loro controllato, e risolto dalla Nato con un ponte aereo di rifornimenti diretti alla città bloccata.

O come durante la crisi dei missili di Cuba.

Potete seguire maggiori approfondimenti qui.

Una caratteristica essenziale della guerra fredda

Ma, volendo domandarci quale sia stata la caratteristica essenziale della guerra fredda, non potremmo che rispondere: la strategia della mutua distruzione atomica garantita.

Disponendo entrambe le alleanze di un cospicuo numero di armi atomiche, la principale strategia militare si basava sulla seguente considerazione.

Se il nemico avesse attaccato per primo, doveva essere garantita una reazione nucleare tempestiva, in grado di costituire una significativa rappresaglia atomica contro l’attaccante, e quindi un valido deterrente al fine di mantenere la pace.

E questo contrattacco di reazione doveva intervenire prima che l’attacco sferrato per primo con armi atomiche fosse in grado di distruggere l’arsenale atomico sotto attacco.

In questa seconda ipotesi, infatti, sarebbero venute a mancare le armi per un contrattacco atomico.

Questo fondamentale elemento strategico diede vita alla cosiddetta strategia del terrore, ed a tutta una serie di politiche militari.

La dislocazione delle armi

Si ritenne, ad esempio, che non fosse sufficiente dislocare missili balistici intercontinentali di terra, in quanto un attacco tempestivo avrebbe potuto annientarli. Di qui la dislocazione di armi atomiche su mezzi mobili come sommergibli e bombardieri strategici. Ma di qui anche rilevanti incidenti nucleari, con bombe atomiche disperse sul territorio o in mare e grave inquinamento radioattivo, come negli incidenti di Palomares, paese spagnolo, o in Groenlandia.

Questa strategia della mutua distruzione assicurata fu così importante, che fu considerata una grave minaccia l’insediamento di missili a Cuba. La distanza ravvicinata con il territorio statunitense fu considerata elemento destabilizzante, in quanto missili atomici forniti dall’URSS, dislocati sulle rampe di lancio dell’isola, avrebbero potuto colpire il territorio USA, senza che i sistemi di alert facessero in tempo a far decollare gli ICBM (missili balistici intercontinentali) americani, prima di venire annientati dall’attacco partito dall’isola.

In quei giorni si temette davvero che l’escalation arrivasse sino a degenerare in un vero e proprio conflitto militare, probabilmente esteso all’uso di armi atomiche, tra URSS ed USA.

I conflitti locali

Tuttavia, se la disponibilità di nutriti arsenali atomici aveva consentito di evitare uno scontro diretto tra le superpotenze, questo non evitò comunque conflitti militari, in cui le superpotenze USA ed URSS, ma anche la Cina, non si affrontavano direttamente sul loro territorio, ma su quello di altri stati.

Come nelle guerre di Corea e del Vietnam.

Ed ora, verso una nuova guerra fredda?

Alla luce di diversi elementi storici, possiamo considerare quella di una guerra fredda con la Cina una mera ipotesi propagandistica.

Vediamo perché.

In primo luogo, occorre considerare che gli attuali rapporti della Cina con paesi teoricamente suoi alleati sono molto diversi rispetto al passato.

Anche il paese maggiormente dittatoriale e disponibile a sfide militari, la Corea del Nord, presenta suoi interessi nazionali che solo occasionalmente coincidono con quelli cinesi.

Pertanto difficilmente la Cina seguirebbe certe velleità, come quelle del dittatore nordcoreano, sul piano militare.

Il secondo elemento da non sottovalutare è la componente prettamente geografica.

Durante la guerra fredda vera e propria, sono entrati in conflitto paesi, i cui confini erano comuni e nei quali le opposte superpotenze avevano importanti alleanze.

L’unico Paese di questo tipo è attualmente la Corea, divisa in Corea del Nord, comunista, e Corea del sud, filo statunitense. Quest’ultima però, vedrebbe semmai un confronto armato tra USA e Corea del nord che, come abbiamo visto, probabilmente non potrebbe contare su un appoggio militare cinese.

Durante la guerra fredda invece i paesi interessati da conflitti armati erano rientranti nelle opposte orbite d’influenza. Ed avevano confini comuni o ravvicinati, come abbiamo detto, come nel caso di Cuba o di Berlino ovest, exclave completamente circondata dal territorio della DDR. E la contrapposizione vide l’intervento militare diretto delle superpotenze, che si confrontarono sul territorio di altri stati.

Il caso del Vietnam

E così fu per il Vietnam o per la stessa Corea, all’epoca però con intervento, sia pure non formalizzato ufficialmente, anche dell’URSS.

Oggi, come abbiamo detto, nessun paese vanta una alleanza da un lato con gli USA, dall’altro lato con la Cina, che veda una comunanza o prossimità dei propri confini con un paese avversario.

Verso una nuova guerra fredda? La cosiddetta guerra fredda sarebbe impropria, perché avrebbe poche o nessuna occasione di deflagrare a seguito di un conflitto militare di confine.

Lo dimostrano anche le recenti tensioni tra India e Cina, che derivano proprio dalla contesa di alcuni confini. E proprio per questo presentano maggior probabilità di deflagrare. E’ quindi sicuramente più probabile un nuovo conflitto sino-cinese, per cui possiamo parlare di situazione tra India e Cina quanto meno in termini di guerra fredda. Mma difficilmente possiamo usare lo stesso concetto come applicabile ai rapporti tra USA e Cina.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

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