Vaccino Covid 19, chi lo riceverà per primo

Con l’autorizzazione dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) alla Pfizer, anche l’Italia si prepara alla distribuzione delle prime 9.750 dosi di vaccino, che inizieranno il 27 dicembre prossimo. I furgoni arriveranno al confine italiano il 24 dicembre e raggiungeranno l’ospedale Spallanzani entro il 26 dicembre.

Ogni flacone sarà conservato a una temperatura di -70 gradi in apposite celle frigorifere. Alcune categorie di cittadini saranno vaccinate prima delle altre. Gli Esperti di ProiezionidiBorsa ci ricordano quali avranno la precedenza.

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Vaccino Covid 19, chi lo riceverà per primo. È trepida l’attesa per l’avvio della campagna di vaccinazioni, soprattutto tra i lavoratori.

Tra l’inizio della pandemia al 30 novembre scorso sono oltre 100mila le denunce di contagio. La seconda ondata di contagi ha avuto un impatto più significativo proprio in ambito lavorativo.

Ora si teme per la terza ondata che potrebbe portare molti disagi nelle scuole. Le prime dosi saranno inoculate il 27 dicembre 2020 ad alcune unità del personale medico e infermieristico dell’ospedale romano. I primi cinque saranno un’infermiera, un operatore sociosanitario, una ricercatrice e due medici. Nella stessa giornata 1.620 dosi raggiungeranno la Lombardia, 685 la Sicilia, 910 il Piemonte, 955 dosi saranno distribuite nel Lazio.

A ridosso di Capodanno arriveranno gli altri lotti, il vaccino sarà distribuito su 21 siti nazionali a cura della Difesa. Successivamente saranno aperti 287 hub individuati dalle Regioni e dal Ministero della Salute, tra ospedali e ASL.

Vaccino Covid 19, chi lo riceverà per primo

A meno di nuovi programmi comunicati dal Governo, il piano vaccinazioni occuperà tutto il 2021.

Entro fine gennaio la vaccinazione potrebbe arrivare a tutto il personale sanitario e agli anziani ricoverati nelle RSA, compreso chi li assiste.

Poi tra febbraio e marzo dovrebbe toccare agli ultraottantenni, la categoria più colpita dai decessi. Da aprile a giugno saranno vaccinati gli over 60 e i malati con più di una patologia cronica.

Se a fine inverno venissero autorizzati altri marchi di vaccino, si potrebbe cominciare prima a proteggere gli studenti e i professori. Magari prima delle vacanze estive.

Soltanto poi toccherà agli altri, circa 40 milioni di persone.

La variante inglese non preoccupa

Non preoccuperebbe per ora il tasso di reazioni al vaccino, né la diffusione della  c.d. “variante inglese” del virus, più contagiosa perché basta meno carica virale per trasmetterlo.

Maurizio Viecca, primario dell’Ospedale Sacco di Milano, spiega che le varianti del virus in Italia accertate sarebbero quattro. E che tra Nord e Sud c’è una differenza in termini di vulnerabilità dei polmoni. La variante inglese sarebbe più aggredibile dai nostri anticorpi, dunque il vaccino funzionerebbe allo stesso modo.

 

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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