USA: la FED non modifica i tassi e prepara il rimbalzo dell’economia 

USA: la FED non modifica i tassi e prepara il rimbalzo dell’economia

La Banca centrale americana (Federal Reserve) non ha modificato i tassi di interesse, siamo ancora fermi a 0-0,25%. I mercati se lo aspettavano perché l’indicazione del Presidente Trump di sostenere l’economia americana messa in ginocchio dalla pandemia era chiarissima.

A fine febbraio la banca centrale statunitense era intervenuta due volte per arginare le imponenti ripercussioni economiche da Covid-19, tagliando i tassi d’interesse di riferimento per 150 punti base. IL target per il limite superiore del Federal Funds Rate è passsato rapidamente da 1,75% a 0,25%. Inoltre era stata avviata una fortissima espansione di bilancio. Negli ultimi tre mesi gli asset totali sono saliti da 4158 a 7097 miliardi di dollari.

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La pandemia come il default di Lehman Brothers

Questo nuovo sostegno deciso dal Governatore Jeremy Powell al sistema economico finanziario americano è stato efficace tanto quanto quello messi in campo nel settembre 2008. In pratica dopo il default di Lehman Brothers. Allora si decise l’aumento degli asset di portafoglio (+140%) in soli due mesi. Tuttavia mai come ora viene fatta al sistema un’iniezione di denaro di questa portata. Siamo arrivati a sfiorare i 3000 miliardi di dollari.

Il governatore  Powell ha utilizzato lo strumento del Quantitative Easing (cioè l’acquisto di obbligazioni governative e titoli garantiti da ipoteca). E sfruttato la forte domanda di linee di liquidità da parte delle banche centrali estere. Tra il 26 febbraio e il 27 maggio scorso, il bilancio della FED era composto per il 55,7% da obbligazioni del Tesoro Usa, da titoli garantiti da ipoteca (15,8%). Inoltre da Swap di liquidità con banche centrali estere (15,3%), premi non ammortizzati su titoli detenuti a oltranza (6,2%), prestiti (3,6%) e altre operazioni tra cui quelle di pronti contro termine (1,3%).

L’emissione ‘monstre’ ha destato qualche perplessità

Alcuni osservatori sono spaventati dall’emissione ‘monstre’ di titoli del Tesoro americano. In tre mesi gli acquisti sono stati pari a 1635 miliardi. Dobbiamo pensarli sommati ai 2474 miliardi già detenuti. Dunque la mossa della nazionalizzazione di una quota importante del debito pubblico americano è chiaramente difensiva (e secondo molti anche chiaramente anticinese). A gonfiare l’attivo della FED anche il boom di acquisti sul mercato secondario, pagati ad un valore superiore a quello nominale. Una mossa spiegabile con il crollo dei rendimenti sui Treasuries.

La strategia del privè

La strategia del privè ha indubbiamente pagato: ad alcune banche centrali non è stato possibile accedere alle linee swap in dollari. Alla Cina innanzitutto, poi all’India, la Russia e l’Arabia Saudita. Una mossa rischiosa, perché pur di procurarsi la liquidità in dollari, queste nazioni potrebbero decidere di liquidare parte dei portafogli in Treasuries. Tant’è che poi, a fronte dell’enorme richiesta di liquidità in dollari, c’è anche l’apertura di una serie di linee di liquidità temporanee, pari a 488 miliardi di dollari.

Usa: la FED non modifica e tassi e prepara il rimbalzo dell’economia

Ora che la situazione complessiva sta migliorando la FED, come tutta l’amministrazione Trump, si preparano al secondo difficile round: si attendono un arretramento dell’economia americana compreso tra il 6 e il 6,5%, ma l’anno prossimo ci sarà una spettacolare riscossa, le stime di crescita dovrebbero toccare il 5%. Più contenuta la corsa nel 2022 (+ 3,8%) e  successivamente dovrebbe rallentare a 1,8-2%.

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