Un’estate rovente e il pianeta brucia

Una stagione calda diventata rovente quella 2021 e non solo per il caldo estivo ma anche per gli incendi scoppiati lungo lo stivale, dalla Calabria all’Umbria, dall’Abruzzo alla Sicilia, dal Lazio alla Sardegna, passando per Basilicata, Campania e Molise. E non è andata meglio nel resto del Pianeta. L’Europa meridionale è stata la più colpita, con record di incendi anche in Grecia. Ma i roghi non hanno risparmiato California, Siberia, Amazzonia e Africa centro meridionale con incendi a macchia di leopardo in Zambia, Angola, Congo, Malawi e Madagascar. Un’estate rovente e il pianeta brucia.

Hanno bruciato infatti anche India, Siberia e Cina, Malesia e Indonesia. Una nube di fumo e ceneri senza precedenti nella storia. Le alte temperature hanno causato siccità, favorendo i roghi e provocando in Groenlandia lo scioglimento massiccio dei ghiacciai. I dati del National Snow and Ice data center, ci dicono che da gennaio ad agosto 2021, 23,1 milioni di metri cubi di ghiaccio si sono sciolti. Per la prima volta, invece della neve, la vetta più alta della Groenlandia è stata battuta dalla pioggia per 9 ore consecutive. Le temperature inoltre, hanno superato gli zero gradi ed è piovuto per tre giorni, tra il 14 e il 16 agosto.

Un’estate rovente e il pianeta brucia. Allarme Onu sul clima

L’allarme dell’ONU sul clima non è mai stato così forte. Il rapporto IPCC di agosto 2021, redatto da 234 scienziati, ha denunciato una situazione grave: la concentrazione di Co2 nell’aria è molto alta e la responsabilità del riscaldamento globale è nell’attività dell’uomo.

I cambiamenti climatici sono visti spesso come lontani, al di là da venire negli anni. In realtà, sono in atto già da tempo: i gas serra diffusi nell’atmosfera da attività antropiche generano il crescente surriscaldamento del Pianeta. Gli effetti si palesano nello scioglimento dei ghiacciai, nell’aumento del livello dei mari, nell’acidificazione degli oceani, nella desertificazione. La frequenza di alluvioni e uragani colpisce l’economia degli Stati e le attività maggiormente esposte al clima come l’agricoltura, il turismo e la silvicoltura. Non mancano i danni sulla salute umana, causati dal dilagare di malattie virali o gli effetti sull’ecosistema per il crescente rischio di estinzione di molte specie animali e vegetali e dalle migrazioni.

Una tendenza da invertire

Invertire la tendenza è però possibile. Da più di 50 anni si parla di clima ma ancora oggi, a distanza di sei anni dalla firma dell’Accordo di Parigi del dicembre 2015, le misure concrete tardano ad arrivare. Nel vertice G7 a luglio 2021 si è parlato di clima, con impegni rigorosi contro le emissioni e la promessa di frenare il riscaldamento delle temperature non oltre 1,5 gradi. Ma non basta aspettare i governi: ognuno può adottare poche, virtuose abitudini per dare il proprio contributo alla lotta ai cambiamenti climatici. Come? Limitando i consumi di energia, riciclando correttamente i rifiuti, usando mezzi di trasporto sostenibili e acquistando in modo intelligente.

Sicuramente la strada da percorrere è ancora lunga ma la direzione intrapresa è forse quella giusta.

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