Una bomba sul Governo: il lockdown era incostituzionale

Una bomba sul Governo: il lockdown era incostituzionale. I costituzionalisti, complottisti e gli anti governativi di tutta Italia festeggiano. I DPCM del premier Conte sono illegittimi. Lo dice una sentenza che sta già spopolando in Rete. Certo non si tratta della Cassazione o della Corte Costituzionale. Perché se così fosse in pochi secondi esploderebbe il caos sulle strade. Ma è pur sempre un giudice a dirlo. E, anche se onorario, si tratta di un’opinione più autorevole del signor Nessuno che scrive un post su Facebook. Si tratta cioè di un giudice di pace. Di Frosinone, per l’esattezza. La sua sentenza non è né legge né un precedente vincolante. Né ha l’autorità della suprema corte. Ma è comunque un primo orientamento. E potremmo vederne delle belle a breve.

Cosa accadrebbe se si scoprisse che i vari DPCM approvati dal Governo durante l’emergenza coronavirus sono illegittimi? E addirittura incostituzionali? Il primo bersaglio sarebbe il lockdown. Sarebbe stato illegale. E tutti i cittadini avrebbero avuto illegittimamente più di due mesi di arresti domiciliari. Magari qualcuno potrebbe anche presentare istanza per ingiusta detenzione. E chiedere un risarcimento. Non solo. Le multe sarebbero tutte annullabili. Addio quindi sanzioni. Ed ancora, tutte le restrizioni attualmente in vigore decadrebbero in un solo istante. Niente mascherine. Addio divieto di assembramenti.

Una bomba sul Governo: il lockdown era incostituzionale

E’ appena stata pubblicata una sentenza secondo cui il lockdown è stato illegale. L’obbligo di permanenza in casa è stato imposto senza una valida copertura legislativa e costituzionale. Il clamoroso provvedimento è di un giudice di pace, come abbiamo detto. Secondo il quale la dichiarazione dello stato di emergenza del 31 gennaio scorso è illegittima. I conseguenti DPCM sono, quindi, incostituzionali. Nella lunga sentenza, il giudice ha esaminato il caso di un cittadino che era uscito di casa durante il lock down senza validi motivi. Ed era stato perciò sanzionato dalla polizia. Il giudice di pace ha così annullato la multa contro la quale il cittadino aveva ovviamente presentato ricorso.

La nuova sentenza demolisce dalle fondamenta l’impianto normativo varato dal Governo durante l’emergenza. Il giudice ritiene che la legge che consente di dichiarare lo stato di emergenza (il codice di protezione civile) sia applicabile solo a calamità naturali. Quindi terremoti, valanghe, alluvioni e incendi. Oppure ad eventi calamitosi casati da attività umane. Ad esempio, sversamenti inquinanti. Ma nulla, nella fattispecie, è riconducibile al rischio sanitario. Insomma, la pandemia da coronavirus non giustificherebbe l’adozione dello stato di emergenza. Che invece il Consiglio dei Ministri ha dichiarato il 31 gennaio scorso. Ed ora ha prorogato fino al 15 ottobre.

Gli errori legislativi del Governo

Inoltre, si legge in sentenza, c’è solo un’ipotesi espressamente prevista dalla Costituzione in cui il Governo può ricevere poteri straordinari. Ed è quella dello stato di guerra. Quindi, secondo il giudice di pace, c’era mancanza di un valido supporto legislativo, e della necessaria copertura costituzionale. Perciò il Governo non aveva il potere di dichiarare lo stato di emergenza nazionale. La conseguenza più importante è che se è illegittimo il provvedimento a monte, lo sono anche quelli successivi. Cioè che poggiano su di esso. Appunto i DPCM. Che però non sarebbero soltanto illegittimi, ma addirittura incostituzionali.

Per il giudice il premier avrebbe dovuto operare con gli strumenti già previsti in costituzione. Cioè il decreto legge e il decreto legislativo. Ma non attraverso i DPCM. Che sono atti amministrativi di rango inferiore, e subordinati alla legge. Ad avviso del giudice di pace i DPCM sono illegittimi e incostituzionali. Perché impongono un obbligo di permanenza domiciliare. Obbligo che costituisce a tutti gli effetti una restrizione della libertà personale. Che è vietata dalla costituzione al di fuori dei casi espressamente stabiliti. Trattenere le persone in casa equivale a sottoporle ad una sanzione di tipo penale. Che consiste appunto nella privazione della libertà personale. Ed è consentito farlo solo nei casi previsti dalla legge.

Tutto illegittimo e incostituzionale, quindi

Secondo il giudice, non può nemmeno accogliersi la tesi della legittimità della restrizione alla libertà di circolazione per motivi sanitari. Questione a cui fa riferimento l’articolo 16 della Costituzione. Perché essa può essere limitata solo con riferimenti a luoghi circoscritti. Ad esempio, il divieto di accedere a zone pericolose perché infette. Ma questa limitazione, dice la sentenza, non può comportare mai un obbligo di permanenza domiciliare. Invece è proprio quello che è accaduto. E la Costituzione lo vieta, appunto.

Con questa pronuncia così il giudice di pace ha annullato la multa per violazione delle misure restrittive. Ciò però non significa che tutte le multe per le varie violazioni del DPCM siano automaticamente nulle. E che d’ora in poi non vadano pagate. La vicenda decisa dal giudice di pace ha un valore solo nel singolo caso. Che rimane specifico e circoscritto. Anche se potrebbe comunque fare giurisprudenza. Questo in caso il suo ragionamento fosse ritenuto persuasivo da altri giudici chiamati a risolvere casi analoghi.

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