Un mare di liquidità subito e a fondo perduto nel Decreto Aprile, per salvare l’Italia dal baratro

A 3 mesi dall’inizio della quarantena (il termine lockdown lasciamolo agli anglosassoni), inizia la Fase 2 per gli italiani. Ma per l’economia inizia la fase zero, quella della ricostruzione. Occorre avere idee chiare, un progetto di rinascimento e la sua messa in pratica. Ad oggi le idee chiare non sembrano esserci, un progetto non compare all’orizzonte, e quindi poco è stato fatto.

Un mare di liquidità subito e a fondo perduto nel Decreto Aprile, per salvare l’Italia dal baratro

Le informazioni che quotidianamente apprendiamo dai mezzi di informazione ci dicono che poco di quello promesso dallo Governo è arrivato. Alle partite IVA sono stati dati i 600 euro di marzo (siamo a maggio) e neanche a tutte. La cassa integrazione è arrivata ad una minima parte di chi ne avrebbe diritto. La possibilità da parte delle imprese di richiedere prestiti garantiti dallo Stato, si è infranta nella burocrazia e nel un muro elastico delle banche.  Il soldi arrivano col contagocce, a chi arrivano, ma moltissimi, la maggior parte sono rimasti senza un aiuto. Per risolvere i problemi sorti, il Governo confida negli “atti di amore” (parole testuali del Presidente del Consiglio) delle banche e nel Decreto Aprile. Nelle intenzioni del Presidente del Consiglio questo decreto dovrebbe incrementare i fondi da stanziare e la platea di chi ne avrebbe diritto. Vedremo.

Quali dovrebbero essere le strategie contenute nel Decreto Aprile. Un  mare di liquidità subito e a fondo perduto?

In tanto girano le Bozze del Decreto. Cosa dovrebbe contenere da settimane lo dicono associazioni di categoria, sindacati, imprese, commerciarti, ordini professionali. A famiglie e imprese, soprattutto le più piccole, è necessario dare della liquidità a fondo perduto, per sostenerle nella ripartenza della Fase 2. Le statistiche dicono che commercianti, artigiani, lavoratori stagionali, lavoratori in nero, da 3 mesi non ricevono entrate economiche, stipendi, pagamenti e sono allo stremo. Per questi occorre subito un sostegno economico, a fondo perduto.

Ma la distribuzione di denaro a pioggia non basta. Tra qualche mese, quando i soldi finiranno, senza avere fatto nulla per creare la premesse della rinascita economica si rischia la catastrofe. C’è il pericolo della “esplosione di una vera e propria emergenza sociale già a settembre-ottobre”, sono le testuali parole del Presidente di Confindustria Bonomi rilasciate in una intervista al Corriere della Sera.

La ricetta per salvare l’Italia dal baratro

Occorre sostenere economicamente la fascia più debole della popolazione per i prossimi 3 mesi. Nel frattempo è necessario aiutare le imprese a ripartire, a fare fatturato, per metterle nella condizione di assumere. La ricetta è semplice e Bonomi la dice molto chiaramente: occorre lo “sblocco di tutte le opere pubbliche già finanziate”. Lo Stato deve dare “gli incentivi per l’industria 4.0” e deve sbloccare “i pagamenti dei debiti che deve alle imprese” attraverso la “detrazione sulle imposte che si pagano quest’anno”.

Se non si mettono le aziende nella condizione di riprendere a produrre, vendere, incassare e guadagnare, e quindi assumere, l’Italia rischia la depressione economica. Altro che la recessione. Senza crescita della produzione non c’è occupazione. Scende la domanda da consumo e l’economia si avvita su se stessa in un lungo e costante calo di ricchezza.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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