Tutti vorrebbero andare prima in pensione ma ritardando si abbassano i rischi di questa malattia del cervello

Letto questo articolo molti non avranno più l’ansia di andare in pensione. Il tema del pensionamento è attualmente molto scottante. Basta aprire un giornale o ascoltare un notiziario alla tv alla radio per apprendere degli scontri politici sulla riforma delle pensioni. Ma che c’entra la pensione con una particolare forma di demenza? L’INSERM, l’ente governativo francese sulla salute, in un’indagine ha fatto una scoperta sorprendente.

Comportamenti per mantenere in perfetta efficienza il nostro cervello

Uno studio realizzato dall’ente governativo francese per la salute potrebbe spingere molti ad andare più tardi in pensione. Infatti, questa ricerca, che ha coinvolto circa 500.000 persone, ha scoperto che prolungare l’attività lavorativa allontana il rischio di una malattia neurodegenerativa molto pericolosa. Tutti vorrebbero andare prima in pensione ma ritardando si abbassano i rischi di questa malattia del cervello.

Con l’avanzare dell’età è possibile che il cervello possa perdere colpi. L’invecchiamento porta ad una serie di problemi, primo tra tutti quello della memoria. Il processo d’invecchiamento del cervello è inevitabile, ma si possono allontanare gli effetti negativi dell’invecchiamento. La prevenzione fatta con largo anticipo può aiutare a mantenere le nostre facoltà cognitive in piena funzione anche in tarda età.

Una sana alimentazione è uno dei comportamenti da adottare se vogliamo mantenere in piena efficienza il nostro cervello a lungo. Il nostro cervello ha dei nemici che devono essere assolutamente evitati come l’alcol e amici da coltivare. Alcuni alimenti sono dei potenti alleati per le nostre facoltà cognitive. Di alcuni di questi alimenti ne parliamo nell’articolo: “8 cibi ideali per il cervello che manterrebbero memoria, umore e rapidità mentale sempre al top”.

Tutti vorrebbero andare prima in pensione ma ritardando si abbassano i rischi di questa malattia del cervello

L’INSERM, l’ente governativo francese sulla salute, ha condotto un’indagine su circa 500.000 volontari ed ha fatto una scoperta sorprendente. L’INSERM ha scoperto che prolungare il più possibile negli anni l’attività lavorativa allontana il rischio dell’insorgenza dell’Alzheimer. Più precisamente la ricerca ha individuato che per ogni anno di ritardo dall’uscita del lavoro il rischio di questa demenza si riduce del 3,2%.

Secondo lo studio chi ha lavorato fino a 65 anni ha ridotto del 15% il rischio d’Alzheimer rispetto a chi è uscito a 60 anni. In pratica secondo i dati ricavati dall’INSERM, più si ritarda l’età della pensione e più si allontanerebbe il rischio dell’insorgenza dell’Alzheimer.

Ma questa ricerca riporta un fatto ancora più sorprendente. Chi esce più tardi dal mondo del lavoro non solo ritarda l’Alzheimer ma addirittura lo potrebbe evitare. I ricercatori hanno scoperto quella che chiamano una riserva cognitiva. Questa riserva cognitiva puoi impedire alla demenza di nuocere anche se è già fisicamente nel cervello.  Le persone con questa riserva cognitiva mostrano alle analisi i segni di una malattia neurodegenerativa, ma non hanno nessun sintomo. In pratica le loro funzioni cognitive funzionano regolarmente.

Una riserva cognitiva

Purtroppo questa riserva cognitiva non ce l’hanno tutti, ma è in dote in genere a persone culturalmente elevate. La scienza ci dice che questa riserva spesso la posseggono coloro che nella loro vita hanno utilizzato moltissimo le facoltà cognitive. Queste persone ritardando la pensione allontanano più facilmente il rischio di Alzheimer. Persone che amano il loro lavoro, che in genere svolgono una professione o un lavoro stimolante e che quindi sfruttano molto le attività cognitive.

Come abbiamo letto sopra, l’alimentazione ha un ruolo importante per mantenere in perfetta funzione il nostro cervello. Alcuni cibi più di altri potenziano le funzioni cerebrali. Ne parliamo in questo articolo: “Ecco perché questi particolari cibi potenziano il cervello e allontanano ansia e depressione”.

Approfondimento

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Il contenuto di questo articolo è stato letto, corretto e approvato dal referente scientifico, Dr. Raffaele Biello.
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