Tutti i fattori che spaventeranno i mercati azionari nei prossimi mesi 

Non solo la variante omicron, ma anche l’inflazione in aumento hanno scosso i mercati. In un primo momento, per la precisione proprio nella giornata di ieri, l’impressione generale era quella di un mercato che, dopo la prima batosta, fosse pronto a riprendersi. Invece i dati macro sul costo della vita pubblicati proprio oggi, hanno rafforzato i timori che già alla fine della settimana si erano intravisti sui listini.

Per questo motivo le quotazioni, in calo ovunque, hanno visto una vittima illustre, il petrolio. 48 ore prima della riunione OPEC, prevista per il 2 dicembre, le notizie riguardanti alcuni dubbi sull’efficacia dei vaccini nei confronti della variante omicron, hanno portato il crollo delle quotazioni della materia prima. Ovviamente la paura di un possibile ritorno dei contagi con il conseguente blocco delle attività, ha portato gli operatori a temere un futuro difficile per il greggio.

Oltre questo, però, a tutti i fattori che spaventeranno i mercati azionari nei prossimi mesi, si devono aggiungere le ultime dichiarazioni dei vertici di Moderna, una tra le aziende produttrici di vaccino, i quali hanno confermato che la creazione di un vaccino pienamente efficace nei confronti della nuova variante, potrebbe richiedere mesi. Un tenore ben diverso dalla sicurezza delle altre case farmaceutiche. Un’incertezza che, sicuramente, no ha aiutato le Borse e nemmeno il petrolio. Da qui il calo.

Tutti i fattori che spaventeranno i mercati azionari nei prossimi mesi

Guardando a quello che sta accadendo a Piazza Affari, gli unici titoli che sembrano reggere il colpo sono Recordati ma, soprattutto, Diasorin. Il motivo è di facile intuizione: il settore farmaceutico è il primo ad essere privilegiato in un momento del genere. Variante omicron (sempre che non ne nascano altre nel frattempo) ed inflazione.

Questi, in estrema sintesi, le paure di chi lavorerà sui mercati per le prossime settimane. Ma che l’inflazione fosse un fattore di preoccupazione lo si sapeva da tempo. Per quale motivo, allora, le Borse sono intimorite nuovamente da un elemento noto? A far paura, questa volta, sono i numeri. Infatti l’indice dei prezzi al consumo nell’area euro a novembre è arrivato a sfiorare il +5%. Per la precisione 4,9% che rappresenta il livello più alto dalla nascita dell’euro. Psicologicamente è un dato estremamente impattante, soprattutto in un momento in cui i listini sono già di per sé piuttosto nervosi.

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