Tutti gli accorgimenti legali per non rendere tracciabile il denaro in banca

Tutti gli accorgimenti legali per non rendere tracciabile il denaro in banca. Perché mai bisognerebbe nascondere il denaro in banca? Che ormai è divenuta antonomasia della trasparenza e dei controlli fiscali? Le ragioni possono essere svariate. Ma le lasciamo immaginare a voi lettori. Perché sicuramente, statisticamente, potreste pensarne parecchie più di noi.

Tutti gli accorgimenti legali per non rendere tracciabile il denaro in banca

Nascondere i soldi fino ad oggi ha sempre fatto rima con una sola parola. Materasso. Qualche fiscalista consiglia sempre di tenere i contanti a casa. In modo che non siano tracciabili. Tuttavia esistono anche tre modi per, diciamo, occultare i soldi in banca. Che non si prestano a tutti quei controlli che la trasparenza bancaria ora consente sui conti correnti. Ed evitano il problema dei ladri negli appartamenti.

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Gli assegni circolari come denaro

Il primo accorgimento per nascondere i soldi in banca è quello di farsi rilasciare assegni circolari. Bisognerà consegnare al cassiere dell’istituto di credito la somma in contanti che si vuol rendere trasparente. E chiedere a fronte di essa rilascio di assegni circolari. Intestati a se stessi, o un familiare, o un amico fidato. In questo modo il denaro uscirà fuori dal conto corrente dell’interessato. E sarà accantonato in un apposito fondo della stessa banca. Nessuno potrà sapere dell’esistenza di tale denaro. Neanche l’agenzia delle entrate o qualsiasi altro soggetto.

Se un creditore dovesse bloccare il conto corrente del debitore, da questo resterebbero escluse le somme già riportate negli assegni circolari. Somme che potranno pertanto essere riscosse entro un limite massimo di 10 anni. Certo, questo sistema non vi rende nulla in termini di interessi. Ma già il fatto di impedire pignoramenti e controlli è di per se stesso un notevole vantaggio.

La banca estera

Lo spauracchio di ogni italiano si chiama anagrafe dei conti correnti. Si tratta di un archivio alimentato dai dati forniti dalle banche, ed aggiornato almeno una volta all’anno. Esso contiene l’insieme di tutti i rapporti contrattuali intrattenuti tra queste e i propri clienti. Conti correnti, cassette di sicurezza, bonifici, versamenti, deposito titoli e così via. Grazie a tale registro, sia il fisco che i creditori possono conoscere le capacità economiche di un soggetto. Per poi procedere nel primo caso agli accertamenti. E nel secondo caso ai pignoramenti.

Dunque il secondo accorgimento per occultare i soldi in banca è di avvalersi di una banca estera. Ma realmente tale. Non la filiale italiana di una banca estera. Quindi una banca estera possibilmente online. Che, in quanto estera, non è soggetta alla nostra normativa. Così l’istituto di credito non dovrà comunicare alcune informazioni all’anagrafe tributaria. E se anche i dati in suo possesso non saranno completamente segreti, resteranno certamente acquisibili con maggiori difficoltà rispetto a un conto ordinario. Difficoltà, questa, che spesso scoraggia i privati dall’effettuare verifiche approfondite.

Le cassette di sicurezza

Mettere i contanti nelle cassette di sicurezza non è solo pienamente lecito. Ma vi ricorrono migliaia di italiani. E per le ragioni più disparate. Le cassette non sono trasparenti. E neanche la banca può sapere cosa il proprio cliente vi mette. L’Agenzia delle Entrate può solo sapere dell’esistenza del contratto che lega il contribuente alla banca per una o più cassette. Ma per conoscerne il contenuto dovrebbe seguire un’apposita verifica in loco. Il fenomeno è tanto diffuso che spesso il governo ha proposto una sanatoria per far uscire i contanti dalle cassette. Perché? Perché spesso si presumono essere il frutto di redditi in nero.

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