Tutele lavorative per i malati oncologici

Di quali diritti e sostegni lavorativi e fiscali possono beneficiare i malati oncologici? Che tipo di tutele lavorative vengono loro riservate in ragione di una malattia fortemente invalidante? La percentuale di malati oncologici nel nostro Paese rappresenta un dato piuttosto allarmante. Sono centinaia di migliaia le persone a cui ogni anno viene diagnosticata una neoplasia la cui gravità può variare da caso a caso. Vediamo di seguito quali sono le tutele lavorative per i malati oncologici in Italia.

Quali i bisogni lavorativi dei malati oncologici

Quando si presenta una diagnosi di cancro, sappiamo bene che la gravità e l’impatto invalidante della patologia possono variare in maniera considerevole. Molte persone riescono a condurre una vita più o meno normale altre, invece, subiscono una forte limitazione alla propria autonomia e patiscono molte sofferenze. Alle esigenze sanitarie si affiancano esigenze di tipo economico e lavorativo per garantire una vita dignitosa e completa di ogni tipo di assistenza al malato. In questi casi lo Stato garantisce alcuni diritti lavorativi che è bene conoscere per poterne beneficiare al meglio.

Assenze dal lavoro

Quali tutele lavorative per i malati oncologici sono valide attualmente? Secondo quanto stabilisce l’articolo 2110 del Codice civile: è diritto del lavoratore quello di percepire una retribuzione o prestazione economica sostitutiva in caso di assenza per malattia. Questo vuol dire che l’eventuale diagnosi di tumore non può compromettere la propria posizione lavorativa durante il cosiddetto periodo di comporto. Quando si parla di periodo di comporto si intende una certa assenza giustificata per malattia. In questi casi, è bene consultare i Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro: essi possono talvolta offrire l’opportunità al lavoratore di conservare il posto di lavoro anche quando le assenze superano il periodo di comporto ma senza retribuzione.

Per quanto riguarda le assenze per visite mediche o cure, va ricordato che la legge 104/92 prevede un permesso retribuito mensile fino a 3 giorni lavorativi. Nei casi in cui alla malattia consegua una invalidità superiore al 50%, al lavoratore si possono riconoscere fino a 30 giorni all’anno di permesso retribuito.

Garanzia di sicurezza sul posto di lavoro

Per quanto riguarda le condizioni lavorative, il D.L. 19 settembre 1994 n.626, chiarisce le condizioni di sicurezza che devono essere garantite al lavoratore. È compito del medico competente verificare che il lavoro, le mansioni e gli strumenti usati dal lavoratore oncologico non lo espongano a rischi. In tal caso, è compito del datore di lavoro utilizzare l’impiegato per mansioni non rischiose. Questo nel caso di impiego come dipendente in ambito privato.

Trasformazione del tempo pieno in tempo parziale

A quanto detto si aggiunge anche il diritto del lavoratore di ridurre le ore di lavoro. Il D.L. 10 settembre 2003 n. 276, art. 46, introduce l’articolo 12-bis che riconosce ai lavoratori malati oncologici il diritto a trasformare il tempo pieno in tempo parziale. Il valore della norma resta identico anche quando il lavoratore intende recuperare il diritto al tempo pieno.

Preferenza della sede lavorativa

Per quanto riguarda la scelta di sede, al malato oncologico spettano precisi diritti. Quest’ultimo, in caso di grave handicap ha diritto al trasferimento presso la sede lavorativa più vicina al domicilio. Inoltre, non può essere trasferito senza aver dato il consenso.

Nel caso di concorsi pubblici, il candidato con invalidità superiore al 67% ha la precedenza sulla scelta della sede di lavoro più vicina al suo domicilio. Lo stesso vale per i concorsi di mobilità e trasferimento.

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