Titoli e azioni che creano valore, ma sono stati puniti troppo dal mercato

Titoli e azioni che creano valore, ma sono stati puniti troppo dal mercato. Quali sono i titoli azionari che al momento, in Borsa Italiana, possono creare valore, ma che sono stati (forse ingiustamente) negletti? Ci sono, soprattutto? Approfondiamo la questione.

Il FTSE MIB, come tutti sanno, è il principale indice di Borsa Italiana. Le 40 società in esso comprese sono il gotha del’Italia. Il meglio del meglio, la crème de la crème. Rappresentano le azioni a maggior capitalizzazione del mercato. Le più grandi e quelle che attirano la maggiore attenzione. Tra di esse si trovano anche titoli che una volta non erano così grandi, ma che sono cresciuti a sufficienza da scalzarne altri, e prendere il loro posto. Eh già, perché anche il FTSE MIB, come ogni altro indice che si rispetti, non è statico, ma cambia col tempo.

Dall’inizio della crisi il FTSE MIB ha perso parecchio. Il 23 marzo, in soli 34 giorni, è arrivato a perdere il 41.5% del proprio valore, quasi dimezzando la propria capitalizzazione. Dall’inizio dell’anno, solo tre titoli sono positivi: Diasorin, Recordati e Nexi (MIL-NEXI). I primi due sono titoli legati alla sanità, il terzo è legato ai pagamenti digitali, quindi quelli (anche) via computer e cellulare. E’ ovviamente logico che, nella fuga dei capitali, questi siano stati invece premiati.

Ce ne sono altri che, ovviamente, hanno avuto un destino ben diverso.

Pezzi da novanta come BPER Banca, UniCredit, Saipem, CNH Industrial, Mediobanca, Leonardo, FCA Automobiles, Banco BPM, Salvatore Ferragamo e Intesa Sanpaolo per esempio. Questi sono i 10 titoli che hanno perso di più da inizio anno. Si va dal -52,61% di BPER Banca al -39,79% di Intesa. Su 10 titoli 5 sono banche. E, risalendo la classifica, non è che altri istituti di credito siano messi meglio, con esclusione di Finecobank, che non è lontana dalla parità.

Ma perché questi titoli hanno perso così tanto?

E ricordiamoci che la Borsa ha comunque recuperato parecchio dal punto più basso della caduta, che è stato il 23 marzo. Le banche sono viste strutturalmente deboli (falso), e sono l’unico canale di finanziamento per le imprese (purtroppo vero).

Di conseguenza, le paure che le aziende non riescano a ripagare i finanziamenti contratti con esse le ha fatte vendere. Gli altri 5 titoli sono 4 industriali ed uno del settore del lusso. In questo caso le motivazioni sono state il lockdown produttivo, ed il fatto che con i negozi chiusi nessuno vende, figuriamoci i marchi del lusso. Secondo noi, questi sono titoli e azioni che creano valore, ma sono stati puniti troppo dal mercato. Perché?

Titoli e azioni che creano valore, ma sono stati puniti troppo dal mercato

Intesa è la più grande banca italiana, e di gran lunga la più solida. UniCredit le è solo qualche passo dietro, sia come dimensioni che come solidità. Mediobanca è l’unica merchant bank e banca d’investimenti italiana, ed ha interessi ed investimenti in tutte le società italiane che contino qualcosa. E non solo. BPER Banca e Banco BPM sono istituti più regionali, ma ben radicati nelle zone più produttive della nazione. FCA Automobiles e CNH Industrial, entrambi della galassia Agnelli, con a capo la finanziaria Exor, sono leader assoluti nei loro settori.

Auto per FCA, che è più corretto definire monopolista, macchine industriali per CNH, che compete con successo contro giganti come Caterpillar, Hyundai e Kubota. Leonardo, l’ex Finmeccanica, è quanto di più vicino possa esserci ad una conglomerata industriale di valore mondiale (come infatti è), con commesse per anni in settori sicuri come quello militare. Saipem è uno dei leader globali nelle attività di ingegneria, perforazione e realizzazione di grandi progetti energetici ed infrastrutturali.

 

Basta tutto questo a definirli titoli ed azioni di valore? No, certo. Ma quel che è altrettanto certo che sono aziende con i conti a posto, spesso leader di mercato, con evidenti vantaggi competitivi sulla concorrenza nazionale e, spesso, internazionale. Ma, soprattutto, con un’evidente punizione del mercato nel momento di panico. Si sono scaricati, per le motivazioni addotte prima, quei titoli che potevano sembrare più pericolosi. Ma, anche ad una prima occhiata, si percepisce come questi titoli siano ben più solidi di quanto il mercato abbia creduto durante la crisi. Ora che le cose stanno incominciando a cambiare per il meglio, il loro vero valore verrà sicuramente fuori. Ne riparleremo tra un po’ di tempo…

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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