Tipologie di rimborso dei Buoni fruttiferi postali

Tipologie di rimborso dei Buoni fruttiferi postali. Tra le forme d’investimento più gradite dal popolo dei risparmiatori italiani, troviamo senza dubbio i Buoni fruttiferi postali (BFP). Vengono infatti sottoscritti a piene mani dai piccoli risparmiatori, che li preferiscono sia per la facilità d’acquisto, che per la comprensione del prodotto. In questa sede affrontiamo in particolare il tema delle diverse tipologie di rimborso dei Buoni fruttiferi postali. Procediamo con ordine.

Punti di forza dei Buoni

Manco a dirlo, tra i punti forza dei BFP, troviamo tutta la disciplina che concerne il loro rimborso. Quest’ultimo avviene senza prevedere nessun costo particolare, ossia zero spese di rimborso. Tale criterio vale sia che l’esercizio del diritto di riscatto avvenga a naturale scadenza, sia in epoca anteriore. In pratica, lo si può chiedere quando si vuole. I vantaggi poi non finiscono qui. Essi infatti:

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a) godono della garanzia dello Stato;
b) non prevedono costi di sottoscrizione, di gestione e, come già anticipato, di rimborso;
c) hanno una tassazione agevolata sugli interessi attivi maturati e pari al 12,5%, al pari di quanto avviene sui titoli di Stato;
d) non hanno imposta di successione.

Il loro rimborso a scadenza

I BFP possono essere riscossi in qualunque momento della loro vita, senza necessariamente dover attendere la naturale scadenza. Vediamo distintamente cosa avviene nei singoli casi.

Se il risparmiatore esercita il suo diritto alla scadenza, egli riceverà integralmente tutto il capitale inizialmente investito e gli interessi maturati. Quest’ultimi saranno ovviamente corrisposti al netto della ritenuta del 12,50%.

Il loro rimborso prima della scadenza

Se l’esercizio del diritto avviene prima della scadenza contrattuale, ci sono da tenere a mente due cose. La prima è che il risparmiatore riceverà per intero il capitale investito. Tradotto, vuol dire che non andrà mai incontro a perdite in conto capitale. Ossia se ha investito per esempio 10.000 euro, tanto si vedrà restituito. Le perdite in conto capitale possono invece eventualmente aversi nel caso dei titoli di Stato. Ma solo se questi venissero riscossi anticipatamente ed in quel preciso momento la loro quotazione di mercato fosse sotto la pari.

La seconda attiene agli interessi. Essi infatti non saranno riconosciuti prima che sia giunto il termine minimo previsto dalla tipologia e/o serie di Buoni posseduti. Per cui se ad esempio possediamo un Buono 3X4 e lo riscattiamo al termine del secondo anno, non incasseremo interessi. Dovremo infatti attendere almeno il compimento del terzo anno per vederci riconosciuto lo 0,10% annuo (lordo) sul capitale investito.

Infine va detto che neanche in questo caso potrà mai aversi un rimborso inferiore al valore nominale inizialmente sottoscritto.

Tipologie di rimborso dei Buoni fruttiferi postali

Il terzo e ultimo caso  è quello del rimborso anticipato di un buono dematerializzato. Si tratta di un diritto possibile e che può anche essere di tipo parziale, cioè esercitato solo su una parte dell’investimento effettuato. L’importante è che il rimborso venga chiesto per multipli di 50 euro, eccezion fatta per i BFP “insieme”: per essi infatti i multipli sono nell’ordine dei mille euro.

Sempre tra le eccezioni, dobbiamo ricordare i Buoni Impresa. Di essi è riscattabile in anticipo solo una frazione del loro valore nominale, purché sia per multipli di 50 euro. Inoltre, la frazione di capitale richiesta non deve superare i 5.000 euro del valore sottoscritto.

Tutte queste dinamiche non trovano ovviamente applicazione per il caso dei titoli del tipo cartaceo. Da un lato, perché indivisibili; dall’altro perché privi della possibilità di essere rimborsati parzialmente.

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