Tibet: problema politico o problema economico?

Il Tibet e la sua eventuale indipendenza è da considerare un argomento molto trattato negli anni ottanta.

Ultimamente non se ne parla quasi più.

Nel 1989 il Dalai Lama, il reggente politico del paese delle nevi in esilio,  ebbe l’onore di ricevere il premio Nobel per la pace.

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Da quella data è passato ormai tanto tempo e la Cina che ha occupato militarmente quel paese ha avuto una strabiliante crescita economica paragonabile forse al boom italiano degli anni 50 e 60.

Il Tibet occupa buona parte dell’altipiano himalaiano con altezze medie interno ai 4000 metri.

Il suo ordinamento politico negli ultimi 400 anni è stata una teocrazia  governata dai Dalai Lama  della setta buddista dei Gelupa (i virtuosi)  o conosciuta anche come setta dai berretti gialli o gialla per i colori delle loro sopravvesti.

L’attuale Dalai Lama, il 14°  Tenzin Gyatso vive attualmente in esilio nella cittadina indiana di Dharamsala, per adesso, gradito ospite del governo dell’India.

Il Tibet politicamente è sempre stato legato al colosso cinese ma dal 1911 al 1950 ha goduto di una indipendenza di fatto, con emissione di monete, francobolli e proprio esercito nazionale.

Invasione del Tibet 1950

Nel 1950 fu invaso militarmente dall’ELP (Esercito di Liberazione Popolare) cinese, il quale  ebbe facile gioco a intrappolare e poi distruggere il piccolo esercito medievale del paese delle nevi.

Nel 1959, dopo un’ennesima rivolta, il Dalia Lama  scappò in India, dove si era già rifugiato nel 1950, questa volta definitivamente.

Dopo la sconfitta dell’esercito tibetano e dopo gli accordi di pace con la Cina aveva preso la decisione di tornare nel proprio paese. E questo perchè aveva avuto la la rassicurazione di ampia autonomia amministrativa e religiosa.

Fuga del Dalai Lama

Almeno 100.000 tibetani lo accompagnarono nel suo esilio, a causa del fatto che non sopportavano più il giogo cinese.

Con questa fuga è iniziata la lotta politica per un Tibet libero dalla Cina.

Questa lotta è stata in parte militare ma soprattutto politica.

Negli anni ottanta nei paesi occidentali sono sorte molte associazioni a favore della causa tibetana.

La Cina non aveva raggiunto ancora i suoi livelli di sviluppo economico e molti speravano in una evoluzione positiva per questo paese.

Purtroppo non è stato così.

Il grande sviluppo economico della Cina è stato veramente deleterio per la causa tibetana.

Se all’inizio si poteva parlare di un problema essenzialmente politico ed ideologico oggi è soprattutto economico.

Il Tibet è scarsamente abitato, alcuni milioni di abitanti, ma rappresenta una percentuale rilevante di quello nazionale cinese.

Il Tibet è molto ricco di uranio

Il suo altipiano è ricco se non ricchissimo di minerali preziosi essenziali per lo sviluppo economico della Cina, soprattutto uranio.

Il paese delle nevi è vastissimo, poco abitato e in molte zone vi sono soltanto pochi pastori nomadi. Per questo è indispensabile quale stoccaggio dei rifiuti, industriali e non,  cinesi.

Il Tibet per la sua conformità potrebbe diventare la pattumiera della Cina ove scaricare gli enormi rifiuti nocivi industriali, anche radioattivi.

A questo gigantesco deposito la Cina non può rinunciare, le è assolutamente vitale per il suo sviluppo futuro.

Per questo ed altri motivi, oggi  il problema della questione tibetana è molto più economico che politico.

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