Tetto del debito americano e blocco delle attività amministrative: situazione e conseguenze per i mercati azionari

Negli ultimi giorni l’attenzione dei media è sulla situazione in Corea del Nord, ma c’è un fatto da non sottovalutare e che pochi menzionano:

il tetto del debito in Usa e il blocco delle attività amministrative.

Dal sito Wikipedia:

“Il blocco delle attività amministrative, in lingua inglese chiamato government shutdown, è la particolare procedura del sistema politico statunitense che coinvolge il settore esecutivo ogni qual volta il Congresso non riesce ad approvare la legge di rifinanziamento delle attività amministrative. Prevista dall’Antideficiency Act, la procedura prevede che, senza l’approvazione dei relativi stanziamenti, siano essi annuali o a breve termine, le attività governative non essenziali debbano essere sottoposte ad un «arresto» (shutdown) fino all’approvazione di un rifinanziamento da parte del Congresso.

L’inizio dell’anno fiscale, e quindi il termine entro il quale il Congresso deve approvare i piani di spesa per le principali attività amministrative, è il 1º ottobre.”

Quali potrebbero essere le conseguenze di una mancata approvazione?

Riportiamo in merito un articolo dal sito Investing.com:

di Jason Martin

Con il Congresso USA che rientra dalla pausa estiva il 5 settembre, dopo il weekend del Labor Day, si profila lo spettro di un possibile blocco delle attività amministrative. Gli investitori probabilmente inizieranno a chiedersi quali potrebbero essere le conseguenze sui titoli azionari.

Contesto

Da quando è stato raggiunto il limite di debito di 19,8 mila miliardi di dollari negli Stati Uniti a marzo, il governo ha adottato “misure straordinarie” per ridistribuire il denaro e continuare a dare fondi fino al raggiungimento di un accordo. In particolare, il Segretario al Tesoro USA Steven Mnuchin ha sospeso l’emissione di nuovi debiti per mantenere i fondi governativi al di sotto del limite.

In una lettera ai leader del congresso inviata il 28 luglio, Mnuchin ha informato i destinatari che avrebbe “… continuato a non poter investire completamente la parte del fondo pensione e disabili (CSRDF) non immediatamente richiesta per pagare i beneficiari”.

Mnunchin ha aggiunto che il fondo verrà liquidato completamente come previsto dalla legge quando verrà alzato il tetto del debito ed ha spiegato che la sospensione non riguarderà i pensionati e gli impiegati Federali. Sebbene il governo venga ufficialmente finanziato fino alla fine dell’anno fiscale, il 30 settembre, Mnunchin sottolinea che la sospensione durerà fino al 29 settembre, per soli 12 giorni lavorativi dopo il rientro del Congresso.

Detto ciò, l’Ufficio del Bilancio del Congresso ha suggerito che la scadenza, il cosiddetto “giorno x”, possa essere prorogata un po’, stimando che il governo non sarà a corto di denaro almeno fino ad inizio/metà ottobre.

In ogni caso, sia il Congresso che il Presidente USA Donald Trump si trovano ad affrontare la necessità di alzare il tetto del debito per poter continuare a pagare i conti del paese. L’aumento del limite del debito USA è necessario affinché il governo possa prendere in prestito del denaro per pagare i conti, dal momento che il Tesoro finirà i “contanti” per coprire queste spese.

Effetti immediati del blocco amministrativo

Se non verrà raggiunto un accordo, si arriverà al blocco amministrativo che porterà ad una sospensione di tutti i fondi governativi non di emergenza compresi i congedi dei lavoratori, la chiusura di strutture e uffici pubblici, la chiusura dei parchi nazionali e ritardi nella gestione delle documentazioni governative. Il governo dovrà inoltre decidere chi verrà pagato e chi no, implicando che i possessori di bond potrebbero rimetterci nei pagamenti dei buoni, che i beneficiari di previdenza sociale e sussidi pubblici potrebbero non ricevere i benefici e che gli impresari governativi, come quelli che forniscono servizi all’esercito statunitense, potrebbero non ricevere quanto gli spetta.

Dibattito sul “muro messicano”

I recenti commenti del Presidente Trump, che ha ribadito che dovranno essere inclusi i fondi per il muro che ha promesso di costruire al confine col Messico, hanno contribuito a scatenare i timori di un blocco delle attività amministrative. “Se dobbiamo chiudere il governo, costruiremo quel muro”, ha detto Trump ad una manifestazione a Phoenix, in Arizona il 22 agosto. “Faremo il muro”, ha ripetuto. Il 25 agosto, il Segretario al Tesoro Mnuchin ha cercato di sminuire la possibilità di un blocco amministrativo. “Ho discusso con i leader dei partiti sia alla Camera che al Senato e siamo tutti d’accordo”, ha dichiarato. “Il governo intende pagare i propri debiti e il tetto del debito verrà alzato”, ha ribadito Mnuchin.

Tuttavia, la situazione da allora si è ulteriormente complicata per via dei gravi danni dovuti all’uragano Harvey, per i quali il governo dovrà stanziare dei fondi per aiutare le vittime.

Il 31 agosto Mnuchin ha avvertito che l’uragano Harvey potrebbe far slittare la scadenza entro cui il tetto del debito della nazione deve essere alzato, aggiungendo che le previsioni sul cosiddetto “giorno x” potrebbero cambiare con la ricezione delle tasse delle compagnie il 15 settembre.

Di recente, prima dell’avvertimento di Mnuchin, Trump non ha fatto marcia indietro circa la possibilità di un blocco amministrativo.

Con il Messico che ha uno dei tassi di criminalità più alti al mondo, dobbiamo costruire IL MURO. Il Messico pagherà attraverso rimborsi/altre modalità.

blankDonald J. Trump 

@realDonaldTrump

With Mexico being one of the highest crime Nations in the world, we must have THE WALL. Mexico will pay for it through reimbursement/other.

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Durante una conferenza stampa il 28 agosto, rispondendo alla domanda sul perché della necessita di un blocco amministrativo per finanziare il muro se dovrà pagarlo il Messico, come Trump ha più volte ribadito, il Presidente ha dichiarato: “Spero che non sia necessario. Se dovesse essere necessario, vedremo, ma spero che non lo sia”.

La Camera e il Senato, entrambi controllati dal partito Repubblicano, dovrebbero evitare il blocco amministrativo facendo passare una proposta di legge sulla spesa ad interim, nota come risoluzione continua, che consentirà misure di pagamento temporanee e che potrebbe far evitare una disputa sui fondi per il muro di Trump.

Tuttavia, sarà richiesta la firma del Presidente ed è questo il motivo per cui la sua recente minaccia di un blocco amministrativo sta ricevendo tutta questa attenzione sui mercati.

I mercati restano calmi

I mercati al momento si aspettano che il governo USA raggiunga il punto di rottura lasciando arrivare la scadenza, il “giorno x” senza la risoluzione continua. La necessità di ulteriori fondi per i danni causati da Harvey comporta pressioni politiche su entrambi i partiti affinché raggiungano un accordo sull’aumento del tetto del debito.

Al momento, il dilemma del 2011 – quando l’impasse del Congresso per l’aumento del tetto del debito USA aveva spinto Standard & Poor’s a privare la principale economia mondiale del suo prezioso rating AAA, un livello mantenuto per 70 anni – sembra essere la situazione più simile a quella attuale.

Degno di nota, nel 2011 l’ansia per la decisione aveva fatto crollare l’indice S&P 500 a 1.075 punti nell’ottobre di quell’anno, con un crollo di quasi il 20% dall’inizio di luglio.

Dall’inizio di luglio di quest’anno, il riferimento globale segna ancora un balzo di oltre l’1%.

In quello che sembra un ulteriore segnale di relativa calma, l’indice sulla volatilità VIX, noto come l’indice della paura, è al momento a 10 punti, rispetto ai 34 di sei anni fa ed ai 46 dell’ottobre del 2011.

Ovviamente, c’è ancora tempo da ora al “giorno x” perché la volatilità aumenti e gli investitori siano in ansia per la mancanza di un accordo e la minaccia di un conseguente blocco amministrativo.

La storia fornisce dei motivi per non andare in panico

Tuttavia, storicamente, i blocchi amministrativi tendono ad essere di breve durata e raramente hanno un impatto di rilievo sui titoli azionari.

Come mostra il grafico di LPL Research, l’indice S&P ha dato ritorni negativi solo metà delle volte che Washington è stato chiuso e la “tragedia” è durata al più solo 21 giorni.

 

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Performance dell’indice S&P 500 durante i blocchi amministrativi USA

Inoltre, il ritorno medio nelle ultime 18 volte ha causato perdite di solo lo 0,6%, costituendo difficilmente un peso per i titoli azionari USA.

Effettivamente, il blocco più recente, nel 2013, ha comportato un balzo del 3,1% dell’indice S&P dal giorno in cui il governo ha chiuso fino alla riapertura.

Il periodo precedente al “giorno x” sarà sicuramente pieno sui media di “catastrofici” avvertimenti sul blocco amministrativo e gli investitori probabilmente vedranno i mercati iniziare ad adattarsi all’incertezza ed alla possibilità che i politici continuino a discutere fino all’ultimo minuto.

La preoccupazione sembra essere uno stato d’animo razionale in queste circostanze, ma la storia non fornisce prove di panico per quanto riguarda i titoli azionari USA.

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