Tensioni nel Governo: messaggi tra le righe?

Si affollano nuove tensioni nel Governo. Il clima politico, in verità sempre stato all’insegna di una dialettica talora anche accesa tra 5 Stelle e Lega, in questi ultimi giorni segna nuovamente brutto tempo.

Ma, mentre altre volte motivo di contrapposizione era questo o quel contenuto di programma, questa volta la questione assume ben altri connotati.

A cura di Gian Piero Turletti, autore di “Magic Box” e “PLT

Non si tratta di stabilire se la priorità spetti al reddito di cittadinanza o alla Flat Tax, piuttosto che se terminare la Tav o rinviare il tutto.

No, questa volta la questione coinvolge direttamente la compagine governativa, ed in particolare esponenti importanti, come il leghista Siri.

Le altre volte, nonostante contrasti su diversi temi, una sorta di quadra, di compromesso, si era trovata, per far proseguire la durata del Governo.

Ma questa volta?

Perché la questione dovrebbe essere diversa?

Riassumiamo brevemente alcuni fatti salienti.

Tensioni nel Governo

I pentastellati, tradizionalmente, hanno fatto di una sorta di giustizialismo una delle loro bandiere.

Se un loro esponente veniva indagato, solitamente era costretto a dimettersi.

Parlo di giustizialismo, perché si tratta di applicare conseguenze alla situazione dei singoli, ancor prima di una eventuale sentenza di condanna.

Lasciamo poi stare che, a quanto pare, anche i pentastellati non siano immuni da quella sorta di patologia, che potremmo definire dei due pesi e due misure.

In questo caso, invece, le questioni giudiziarie riguardano Siri, importante esponente leghista, nonché membro del Governo.

A tale vicenda si è poi aggiunta una contestazione relativa ad un’assunzione effettuata da Giorgetti, sottosegretario alla presidenza e leghista.

Il ministro pentastellato Toninelli ha già tolto le deleghe al proprio sottosegretario, Siri.

Come sopra dicevo, la natura di questa nuova conflittualità è quindi diversa.

Proprio perché mettere in forse l’organigramma di parte dell’esecutivo, riconducibile all’altro partner di Governo, potrebbe mettere in crisi i rapporti dentro la stessa Lega.

Infatti, a questo punto, la situazione potrebbe farsi decisamente scomoda proprio per il segretario della lega, Salvini.

Se assistesse senza intervenire su mosse come il ritiro di deleghe e quant’altro, potrebbe subire importanti defezioni dentro il suo stesso partito.

Tensioni nel Governo: Salvini in una posizione scomoda

Parte dei leghisti potrebbero ovviamente accusarlo di non difendere i suoi uomini, ed in tal modo rischierebbe di subire un duro colpo alla propria leadership.

E, visto che, come si usa dire, a pensare male si commette peccato, ma spesso e volentieri ci si azzecca, proviamo ad azzeccarci anche noi, e lanciamo la seguente ipotesi.

In ogni caso, probabilmente i pentastellati spingono comunque per le dimissioni, ma sarebbe ingenuo pensare che non vi sia da parte loro la consapevolezza di indebolire fortemente l’alleato di Governo.

Ma veniamo ad alcuni fatti, che non possono passare inosservati, apparentemente innocui, ma che possono invece lanciare precisi messaggi politici.

Mi riferisco, in particolare, ad alcune dichiarazioni del Presidente del consiglio, Conte, che ha dichiarato di non essere nè giustizialista, nè garantista.

Che significa?

In realtà una frase che, letta attentamente, è priva di effettivo senso logico.

Infatti garantismo significa (ed un avvocato come lui dovrebbe saperlo) quel sistema di garanzie, soprattutto di tipo penale, che vigono in uno stato di diritto.

Mentre essere giustizialisti significa non voler accogliere, non far valere, tali garanzie.

Pertanto o si è giustizialisti o garantisti.

Tensioni nel Governo: Conte sibillino?

Anche quando si tratta solo di trarre conseguenze politiche, e non giudiziarie.

Pertanto, che significa quella frase?

Certo, potrebbe essere letta come un: non sono né colpevolista, né innocentista, ma questa frase avrebbe un significato diverso.

In realtà, pare essere un messaggio, il cui vero significato potrebbe essere: la Lega faccia attenzione.

Non intendo dire che Siri o altri esponenti leghisti siano colpevoli, ma non intendo far valere quella garanzia, che implicherebbe di non dimettersi, solo sulla base di una comunicazione giudiziaria.

E che si tratti di importante garanzia dipende proprio dal fatto che, infatti, diversamente si consente all’azione della magistratura di poter incidere profondamente anche sugli scenari politici.

Poi magari tra non si sa quanti anni, si potrebbe decidere che Tizio o Caio non siano colpevoli di nulla, ma intanto, se costretti alle dimissioni, come si farebbe per tornare indietro nel tempo?

Potrebbero essere rimessi al loro posto, in sostituzione di chi eletto o nominato?

Ovviamente no.

Pertanto, Conte fa evidentemente finta di fare il diplomatico senza assumere una posizione che invece assume, ed a chiaro sostegno dei pentastellati.

Tensioni nel Governo: Conte a favore dei pentastellati?

Quindi, a mio avviso è questo un ulteriore tassello che porta la frizione alle stelle.

Certo, dietro le telecamere di Porta a Porta, Salvini cerca di smorzare, ma anche la sua posizione nella Lega potrebbe cominciare a traballare, e non poco.

Insomma, come sempre si dice, non si possono fare i conti senza l’oste.

Ecco, quindi, maggiormente comprensibile la stoccata del leader leghista che, a sua volta, punta contro la Raggi.

Peraltro, nell’ambito di una posizione coerente, perché i motivi per cui Salvini ne domanda le dimissioni non riconducono a vicende giudiziarie, ma alle dichiarazioni della sindaca, che ha ammesso che la situazione di Roma le è ormai sfuggita di mano.

Cosa succederà?

Al momento possiamo certo constatare come la temperatura della dialettica tra partners di Governo sia sensibilmente aumentata.

Le prossime mosse ci diranno dove i leaders dei due partiti intendano andare a parare.

Da parte sua, anche l’opposizione, in particolare del PD, pare aver colto un innalzamento delle conflittualità politica infragovernativa, e non a caso ha depositato una mozione di sfiducia, confidando che vi sia una certa probabilità di farla passare.

Evidentemente, il PD confida su malumori leghisti, a fronte del già intervenuto ritiro delle deleghe a Siri, e di possibili dimissioni del medesimo.

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