Telecom dimezzata: quale futuro?

C’era una volta un titolo brillante che spesso accompagnava anzi precedeva ogni rialzo di borsa si chiamava Telecom Italia.

Poi venne la nipotina ancora più brillante e pepata, iniziava l’era della telefonia mobile e fu il momento di TIM per esteso Telecom Italia Mobile.

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Dal quasi monopolio alla liberalizzazione il colosso conobbe il primo urto della concorrenza.

Nel frattempo lo stato assetato di danari diede il via all’era delle privatizzazioni.

Nell’interesse di chi e nel rispetto del servizio pubblico? Sono interrogativi ancora oggi, forse, è difficile dare risposta.

Poi arrivarono gli azionisti stranieri a frotte, prima spagnoli (incredibile ma vero) poi più recentemente francesi e cinesi.

Insomma come utilità pubblica del servizio e garanzie di riservatezza non ci siamo fatti mancare nulla.

Telecom Italia e l’evoluzione della specie: il drastico calo delle tariffe telefoniche

Ovviamente la concorrenza portò con sé il beneficio al pubblico del drastico e progressivo calo delle tariffe telefoniche e dei servizi accessori.

Naturalmente questo calo dei prezzi si fece sentire maggiormente sul vecchio monopolista Telecom che non sui nuovi player.

E per fortuna che tra tutti questi da Vodafone a Wind a 3 e successive riunificazioni (per stare solo ai più noti) non c’è ne è stato uno in grado di fare Customer care come si deve.

Tutta la lotta si è concentrata sulle tariffe anziché sulla soddisfazione del cliente.Come se la scelta e la stabilizzazione del rapporto dipendessero da qualche centesimo in più o in meno di tariffa.

Certo a parità di disservizi e scarsa assistenza è li che si va a finire…

Investimenti ridicoli

Se è pur vero che inizialmente Telecom ha comunque conservato pressoché il monopolio degli impianti sia per le reti via cavo che per il segnale via etere è anche vero che gli investimenti sono stati assolutamente ridicoli.

Sia da parte di Telecom (che negli anni ha riassorbito TIM) che da parte dei competitors.

La tanto sbandierata banda larga c’è solo in alcune grandi città e comunque non distribuita in modo strutturale e diffuso.
Fuori dalla aree urbane la disposizione a macchia di leopardo, casuale(?), è ancora più evidente.

Con tutto il rispetto, è inaccettabile che in qualsiasi paese dell’Est Europa internet via cavo viaggi più veloce che in Italia!

Vogliamo poi attraversare l’Italia dalle Alpi alla Sicilia con un unico telefonico avendo la certezza di avere un segnale decente ovunque. Scordiamocelo!

Girando in lungo e in largo in alcune zone primeggia Telecom.
In altre aree prevale o meglio funziona il segnale di qualche competitors ma senza una logica e senza quell’ omogeneità di servizio che una nazione sviluppata richiederebbe.

Ripartire dalla rete e dal Customer care

Credo che Telecom anziché pateticamente invocare Iliad come responsabile dell’ultima deludente trimestrale dovrebbe fare una sorta di esame di coscienza e tornare ad investire.

Telecom non ce la fa come azienda privata?

Benissimo! Intervenga lo stato e ripristini un servizio pubblico decente con impianti via cavo in fibra alla massima diffusione territoriale ed idem per i ripetitori destinati alla telefonia mobile.

Poi in nome della concorrenza i competitors vorranno ed avranno diritto ad utilizzare gli investimenti altrui?
Certamente ma pagando il giusto!

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili QUI»)

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