TAV, l’Unione Europea aumenta il contributo

A proposito della TAV, un paio di giorni fa Iveta Radicova, coordinatrice europea del Corridoio Mediterraneo dell’Unione europea (ossia quel pacchetto di progetti di cui dovrebbe fare parte la TAV Torino-Lione), ha detto cose nuove.

Ovvero che l’Ue è disposta a finanziare la nuova infrastruttura fino al 55 per cento, salendo ulteriormente dal 50 per cento definito a novembre 2018 e molto oltre il 40 da cui si era partiti in origine.

Ministero dei trasporti al lavoro da mesi

Sul dossier è da mesi al lavoro lo staff del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Un gruppo di lavoro coordinato da Marco Ponti che ha anche pubblicato un’analisi costi-benefici (Acb) e che in soldoni ha dato parere negativo sull’opera.

Le nuove disponibilità messe in campo dall’UE come cambiano il quadro?

Vi sono concreti vantaggi per l’Italia in relazione ai costi diretti?

Non stiamo a dilungarci sui criteri sui quali è stata costruita e realizzata l’analisi.

Andiamo direttamente al risultato.

Stando al report del gruppo di lavoro coordinato da Marco Ponti, la linea ferroviaria Torino-Lione “presenta una redditività fortemente negativa”.

Praticamente i costi per gli utenti e per lo Stato sono più alti dei benefici.

Chiaramente il tutto è legato a varie ipotesi di scenari di concreto utilizzo.

La view  più pessimistica sul rapporto tra traffico di merci e passeggeri (realizzata ancora nel 2011) e i costi restanti per completare l’opera, la TAV porterebbe una perdita complessiva di quasi 9 miliardi di euro.

Alzando la soglia dell’ottimismo su basi forse anche più realistiche fatte dalla stessa  commissione, la perdita scenderebbe a 6,1 miliardi di euro.

Ma la UE quanto ci mette ?

Partiamo da un costo complessivo stimato in circa 9,6 miliardi di euro.

Di questi, all’Italia ne competono ben 5,6 miliardi di euro mentre alla Francia che pure gode di un tratto di chilometraggio maggiore, competono soltanto i restanti 4 miliardi di euro.

Il tutto già comprendendo il contributo dell’Unione europea, che fruendo delle le norme valide tra il 2014 e il 2020 per i progetti ferroviari transfrontalieri, cofinanzia l’opera per il 40 per cento.

In questo caso la quota a carico dell’Italia scenderebbe a 3.3 miliardi.

E se l’UE aumentasse davvero i fondi per la TAV?

E se l’UE aumentasse davvero i fondi portando il finanziamento tra il 2021 e 2027 al 55 per cento (+15 per cento rispetto alla previsione corrente) cosa accadrebbe?

Intanto in soldoni diciamo che il contributo dell’Unione Europea salirebbe a circa 5,3 miliardi di euro.

L’Italia manterrebbe a proprio carico circa 2,5 miliardi di euro, mentre la quota della Francia scenderebbe a 1,8 miliardi di euro.

Ovviamente il costo totale di 9,6 miliardi di euro, resterebbe immutato.

L’analisi costi benefici del nostro ministero ragiona sul totale e non sulle singole contribuzioni.

Non entriamo poi volutamente nelle diatribe tra tecnici sei i costi paventati siano corretti o meno.

Certo è che tra le voci negative rientrano le minori entrate dalle accise sulla benzina e i minori introiti per i concessionari autostradali che sino a prova contraria sono privati…

Tra autostrade (-3miliardi) e accise sulla benzina (-1.6 miliardi) si va sotto la quota spettante all’Italia.

Ma se consideriamo che le autostrade non sono più statali… tutto cambia.

Ergo di cosa stiamo parlando?

Idea sulla TAV

L’opposizione alla TAV è nata da interessi alimentati localmente da chi si vedeva (ed è comprensibile al 100%) attaccato il proprio terreno da un invasore pesante come una ferrovia,.

Detto questo, da sempre le grandi vie di comunicazione violano queste proprietà che peraltro vengono ripagate profumatamente.

Estendere negli anni questa battaglia per difendere un inquinante come la benzina (il trasporto ferroviario è certamente molto più ecologico) e gli interessi di privati concessionari autostradali pare veramente una forzatura.

Tanto più che questi ultimi, dopo Genova, hanno perso ogni credibilità, italiani o stranieri essi siano.

E’ una scelta dura ma per un paese che necessità di lavoro e sviluppo buttare al vento una contribuzione UE del 55% non s’ha da fare.

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