Sul prezzo del grano incide la forte speculazione, l’allarme lanciato da Coldiretti che denuncia il fallimento della globalizzazione

La Festa della Donna inizia di primo mattino con una buona nuova. Una notizia che sicuramente allieta un poco proprio il gentil sesso, che si sta arrovellando per capire come ovviare in casa al caro pane e pasta. La comunicazione è firmata Coldiretti con apposito comunicato stampa. «Per la prima volta dall’inizio della guerra il prezzo del grano scende dell’8% in un solo giorno. Si riducono anche le quotazioni sul mercato di mais (-2%) e soia (-0,2%) destinate all’alimentazione animale, nonostante il permanere delle tensioni internazionali». A fronte del blocco di esportazioni dall’Ucraina e dalla Bulgaria e l’impennata progressiva del prezzo del grano degli ultimi giorni, oggi c’è una controtendenza.

Speculazione a tutto campo

Il dato però viene interpretato da Coldiretti non come il superamento di una crisi. Piuttosto si tratta di un «accresciuto interesse sul mercato delle materie prime agricole della speculazione che ha approfittato degli alti valori raggiunti per realizzare profitti».

Secondo l’Organizzazione di imprenditori agricoli di rilievo nazionale, «le speculazioni si spostano dai mercati finanziari in difficoltà ai metalli preziosi come l’oro. Poi ai prodotti agricoli dove le quotazioni dipendono sempre meno dall’andamento reale della domanda e dell’offerta e sempre più dai movimenti finanziari. Ancora dalle strategie di mercato che trovano nei contratti derivati “future” uno strumento su cui chiunque può investire acquistando e vendendo solo virtualmente il prodotto».

Sul prezzo del grano incide la forte speculazione, l’allarme lanciato da Coldiretti che denuncia il fallimento della globalizzazione

Coldiretti denuncia la speculazione che avviene ai danni delle tavole e ha ripercussioni importanti proprio sull’approvvigionamento di beni di prima necessità. Tra l’altro la decisione dell’Ungheria di bloccare le esportazioni di cereali, soia e girasole mette a rischio «un allevamento su quattro». Il tutto perché l’alimentazione del bestiame dipende dal mais importato. L’appello è quello di puntare sull’autosufficienza attraverso interventi diretti e misure precise.

La globalizzazione ha fallito

Prima con la pandemia, adesso con la guerra, le due emergenze rendono conto dei benefici e dei danni che derivano dalla globalizzazione. Coldiretti dichiara che «la globalizzazione ha fallito. Servono rimedi immediati e un rilancio degli strumenti europei e nazionali che assicurino la sovranità alimentare come cardine strategico per la sicurezza». Sia sul fronte energetico che su quello delle materie prime di genere alimentari derivate dal frumento, ogni Paese sta guardando al proprio interno. I criteri di interconnessione mondiale che qualche anno fa hanno mandato in crisi la produzione interna con la chiusura di diverse aziende, dà chiari segni di default. Sul prezzo del grano incide la forte speculazione. L’allarme lanciato da Coldiretti denuncia il fallimento della globalizzazione. Quest’ultima sul fronte della guerra però funziona bene e genera un domino che ancora non s’interrompe.

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