Su cosa investire per il medio e lungo periodo. Il parere degli analisti

Il conto corrente, coi tassi a zero, non frutta nulla e qualsiasi somma, “sotto il materasso”, perde valore con l’inflazione. Su cosa investire per il medio e lungo periodo, così da ritrovarsi un po’ di soldi per le spese future o la pensione? Piazzare il capitale in un portafoglio qualunque non è una buona strategia. Meglio dedicare a ogni progetto un investimento specifico. I rendimenti attesi dell’azionario sono più elevati, ma a fronte  di una maggiore volatilità. Questo significa che, all’interno del portafogli, questa componente può aiutare a realizzare più velocemente gli obiettivi. Ecco quattro possibili soluzioni emerse incrociando le indicazioni di alcuni consulenti finanziari.

Orizzonte a 5 anni

Con un orizzonte di investimento a 5 anni è meglio essere cauti. Il portafoglio sarà perciò per il 45% azionario a basso rischio, per stabilizzare i rendimenti: 18% azioni Asia e Paesi Emergenti e 27% azioni Paesi sviluppati. Il restante 55% può essere piazzato su scelte tendenzialmente più “sicure”: bond a breve termine (10%) e di buona qualità (34,5%), obbligazioni convertibili e bond del settore finanziario (2,3% ciascuno), bond ad alto rendimento e dei Paesi Emergenti ( 5,9%). Se i rendimenti storici dovessero trovare conferma, questo portafoglio potrebbe valere anche il 30% in più.

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Orizzonte a 15 anni

La proporzione si inverte se l’orizzonte arriva a 15 anni: 55% azionario e il resto obbligazionario. La torta su cosa investire per il medio e lungo periodo potrebbe essere così suddivisa: azioni di mercati sviluppati (32,5%), azioni di mercati emergenti (10%), azioni Italia (7,5%) che potrebbero beneficiare del Governo di Mario Draghi, e titoli di aziende europee del settore viaggi e tempo libero (5%). Per la fetta obbligazionaria si potrebbe puntare su bond globali di buona qualità (30%) e bond Europa agganciati all’inflazione (15%). Questa torta potrebbe anche raddoppiare il proprio valore.

Orizzonte 25 anni

Con un orizzonte di 25 anni conviene investire sulla previdenza complementare. Il portafoglio sarà di media propensione al rischio, esposto per circa il 70% alle Borse su azioni di Paesi sviluppati. Il restante 30% potrebbe essere così suddiviso: 11% in bond governativi di Paesi sviluppati; il 7,5% in bond societari ad alto rendimento e dei Paesi Emergenti; il 4% in bond societari di buona qualità; un altro 4% in materie prime e real estate e il restante 2% in liquidità. All’avvicinarsi della scadenza del piano, però, si dovrebbe fare un ribilanciamento, riducendo progressivamente il rischio. Ad esempio, quando mancano 10 anni alla pensione, la componente azionaria potrebbe essere ridotta al 50%, per poi scendere ulteriormente, sotto il 20%.

Dopo la pensione

La pensione corrisponde alla fase di conservazione e, per questo obiettivo, è opportuna una componente obbligazionaria attorno al 60%. In particolare, una fetta del 22% può essere destinata a bond societari e un’altra di pari entità a bond governativi di Paesi sviluppati; un altro 15% potrebbe essere investito su bond societari ad alto rendimento di Paesi Emergenti, un 3,6% su bond garantiti e un 1,3% su bond legati all’inflazione. Infine, si dedicherà un 27% ad azioni di Paesi sviluppati, un altro 4,3% ad azioni di Paesi Emergenti e un 5% alla liquidità.

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