Sterlina: previsioni dopo le dimissioni della May

Theresa May si è dimessa. Quali sono le previsioni sulla sterlina?

La premier inglese Theresa May ha organizzato le cose in modo da poter ricevere il presidente Usa Donald Trump in qualità di Premier dal 3 al 5 giugno. Dopodichè, partito il celebre ospite, lascerà Downing Street. Game Over per la premier britannica che si era imposta come prima missione quella di realizzare la Brexit. Non riuscendoci. L’annuncio ufficiale è arrivato in queste ore, preceduto da innumerevoli indiscrezioni.

Chi arriverà dopo la May?

Il prossimo premier inglese? Con ogni probabilità Boris Johnson, almeno stando a quanto pronosticato di sondaggi. La prima “vittima illustre”, però, di questo cambio di rotta sarà sicuramente la sterlina. Johnson, infatti, è notoriamente molto più estremista sull’uscita di Londra dall’Ue.

Al via l’iter per la scelta del nuovo leader conservatore dal momento che la May non sarà più nemmeno a capo del partito che finora l’ha annoverata tra i suoi rappresentanti. Un processo che porterà ancora incertezza sulla sterlina per le prossime sei settimane, periodo in cui dovrebbe avvenire il cambio. Una prima risalita della sterlina dopo quasi due settimane di cali continuati, si è vista dopo l’annuncio della May. Il pound, infatti, è arrivato a 1,2708 dollari.

Si è trattato però solo di un fuoco di paglia visto che poi si è assistito ad un altro calo a 1,2658 dollari. Ma si tratta solo di un antipasto di un’altalena in arrivo.

Sterlina: Hard Brexit sempre più vicina

Come detto la possibilità di un rappresentante dell’ala hard della Brexit confermerebbe la concretizzazione di una uscita senza accordo dall’Unione. Ma chiunque pensi che le missioni della May riescano a portare un po’ di serenità, si sbaglia. Il nome del nuovo premier potrebbe non arrivare prima di settembre e, a prescindere dal suo orientamento verso la Brexit, la nuova (e forse non ultima) scadenza fissata dal parlamento inglese per l’uscita dall’Ue è il 31 ottobre.

Tempi nuovamente contingentati, dunque, ma soprattutto calcolati senza considerare un’elezione, il che dilaterebbe inevitabilmente le tempistiche, anche in considerazione dell’iter di approvazione di un eventuale nuovo piano di uscita. Tutto ciò spinge le previsioni ancora di più verso un addio ancora più drastico. Infatti di fronte a questa opzione, profondamente osteggiata dalla Scozia, risorgono le velleità indipendentiste di Edimburgo. Intanto fino al 10 giugno, primo giorno utile dopo le dimissioni ufficiali della May, nulla sembra essere prevedibile, anche secondo gli analisti.

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