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Stato di necessità per la madre in difficoltà che occupa un alloggio

La vita diventa sempre più difficile per le persone meno abbienti, al punto tale che anche la giurisprudenza è costretta a conformarsi alle esigenze della realtà sociale. Sicché, la Cassazione, sempre guardinga verso il reato di occupazione abusiva, ha concluso per la ricorrenza dello stato di necessità, per la madre in difficoltà che occupa un alloggio.

Stavolta, quindi, la Suprema Corte non si è fatta corrompere dall’esigenza di rigore, sostenendo che scatta la particolare tenuità del fatto, per la mamma che occupa abusivamente. A concorrere in questa direzione, la valutazione delle circostanze del caso concreto, trattandosi di donna senza lavoro e con due figli a carico.

Insomma sembra chiara l’intenzione di andare a favore di un principio di civiltà, prima ancora che di diritto. E si è reputato giusto salvaguardare le esigenze umane primarie a dispetto di quelle di ordine pubblico, sottese al reato ex art. 633 c.p. In questo senso si è espressa la Corte di Cassazione, con sentenza n. 37834/2020. Vediamo, tuttavia, in maniera dettagliata, in che modo, una madre in difficoltà possa essere reputata non punibile, in concreto.

Motivazioni della sentenza della Cassazione

Come anticipato, nelle sue motivazioni, la Cassazione ha richiamato l’art. 131 bis del c.p., che prevede la non punibilità del fatto per tenuità della condotta. La norma, nella specie, era stata reputata non applicabile al tipo di reato, da parte del Procuratore di Corte di Appello, che, pertanto, aveva presentato ricorso per Cassazione. Ebbene, quest’ultima ha rigettato il ricorso, reputando che l’art. 633 c.p rientri nei limiti edittali che consentono l’applicazione della non punibilità ai sensi dell’art 131 bis c.p.

Inoltre, si è rilevato che, nel caso di specie, la permanenza della condotta era venuta meno a causa del rilascio dell’immobile da parte della donna, non appena trovato il lavoro. Senonché, a favore della sentenza assolutoria, hanno certamente concorso le circostanze del caso concreto. Quest’ultimo, nei suoi aspetti salienti, riassumibile, come segue: una donna sola, con due bambini e senza lavoro, occupava abusivamente un alloggio delle case popolari.

Il tutto, per un solo anno, dopodiché non appena aveva trovato lavoro, lo lasciava libero. Da qui, l’assoluzione ai sensi dell’art. 131 bis c.p., considerata: la scarsa intensità del dolo, la grave situazione economica dell’imputata e la necessità di dare un tetto ai propri figli, in attesa di trovare un’occupazione. In conclusione, considerate le circostanze del caso concreto, ricorre lo stato di necessità per la madre in difficoltà che occupa un alloggio.

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