Stati Uniti all’attacco: i nuovi dazi

Il Dipartimento del Commercio statunitense (USTR) ha pubblicato sul suo sito la lista definitiva di prodotti europei colpiti da dazi addizionali a seguito della disputa sugli aiuti al settore aeronautico. Stati Uniti all’attacco: i nuovi dazi interessano i 2/3 del valore dell’export agroalimentare italiano. In particolare vino, olio e pasta Made in Italy oltre ad alcuni tipi di biscotti e caffè, per un valore complessivo di circa 3 miliardi di euro.

La minaccia di Trump

Con questa disposizione statunitense i dazi aumentano fino al 100% in valore. Ricordiamo che ad ottobre 2019 c’è stata una rivisitazione delle tariffe per il 25%. In lista nera i prodotti italiani, dal Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, Fontina, Provolone ma anche salami, mortadelle, crostacei, molluschi agrumi, succhi e liquori come amari e limoncello.

L’agroalimentare italiano in Usa

Il piatto dei prodotti agroalimentari italiani in Usa è di una appetibilità alta. Il valore dell’export del Made in Italy nel 2019 è risultato di oltre 4,7 miliardi di euro. Per i primi 5 mesi del 2020, nonostante il coronavirus, l’aumento stimato da Coldiretti è del 10%. Il prodotto agroalimentare del Belpaese più apprezzato dai cittadini a stelle e strisce è il vino con un valore di esportazione di 1,5 miliardi di euro. Le esportazioni di olio di oliva sono state pari a 420 milioni mentre la pasta ha generato 349 milioni di valore.

Comparazione di prezzi con i nuovi dazi

Gli americani apprezzano il Prosecco, il Pinot grigio, il Lambrusco e il Chianti. Questi prodotti rispetto ai vini francesi erano rimasti fuori dalla black list stilata ad ottobre 2019.

Per far capire il peso dei nuovi dazi, facciamo l’esempio sulla vendita di una bottiglia di Prosecco. Attualmente in media è venduta a 10 euro negli store, con i nuovi dazi il prezzo arriva a 15 euro. Gli effetti sono dirompenti: perdita di competitività rispetto ai prodotti di altre Nazioni.   

Con gli Stati Uniti all’attacco: i nuovi dazi colpiranno tutte le imprese che esportano in Usa.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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