Smart working e politiche del lavoro

La pandemia ha costretto il Governo ad adottare numerose misure restrittive in punto di circolazione delle persone. Molte aziende hanno fatto ricorso allo smart working per garantire la continuazione del lavoro durante l’emergenza sanitaria. Questa tipologia di lavoro, sperimentata in periodo di Covid-19, tuttavia, presenterà delle novità. Esso verrà adattato alle esigenze della realtà quotidiana per rimanere come forma normale di lavoro anche al di là dell’emergenza sanitaria. Il suo impiego, infatti, sarà al centro di un tavolo di confronto con i sindacati, per migliorare le norme che già esistono a riguardo.

Il Ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, parlando dello smart working, ha annunciato che: «resterà sicuramente al momento per evitare ancora ulteriori contagi. Verrà usato anche per i lavoratori con bambini under 14 anni o con determinate patologie. E’ un tema molto importante e io mi sono già impegnata a parlarne con i sindacati che mi hanno già chiesto un incontro. Il tema che è meritevole di un’attenzione maggiore nonostante ci sia una norma che già lo regola». Quindi, a quanto pare, lo smart working è tra le tematiche centrali delle politiche del lavoro. La sua affermazione nel sistema lavoro, se ben regolamentato e organizzato, apporterà vantaggi notevoli.

Perché è importante in un’ottica di politica economica

Lo smart working si presenta come uno strumento di politica attiva del lavoro, volto a rendere più competitivi lavoratori e aziende. Oggi, sta servendo a farli uscire dall’impasse della crisi causata dal Covid 19. Tuttavia, la sua regolarizzazione è stata pensata per assolvere ad esigenze di elasticità ed efficienza del lavoro.

Ciò in quanto esso mette al centro dell’organizzazione la persona. In tal modo, consente di far convergere i suoi obiettivi personali e professionali con quelli dell’azienda, aumentandone la produttività. Si è stimato, infatti, che i benefici economico-sociali di esso siano enormi in quanto potrebbe indurre ad un incremento di produttività di circa il 15%. Detta percentuale, calcolata per singolo lavoratore, significherebbe 13,7 miliardi di euro di benefici complessivi a livello di sistema Paese.

Per i lavoratori, anche una sola giornata di smart working, può far risparmiare all’azienda, in media, 40 ore l’anno di spostamenti. Il tutto, con vantaggi anche sul piano ambientale, con un risparmio di emissioni pari a 135 Kg di CO2 l’anno.

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