Shutdown: potrebbe essere motivo di recessione?

25esimo giorno di shutdown. I servizi nelle città iniziano a risentire del blocco di agenzie ed amministrazioni. Ma le tensioni potrebbero peggiorare.

I problemi sul tavolo

I più fortunati, per quanto assurdo possa sembrare, sono gli 800mila dipendenti pubblici a casa senza stipendio. Almeno non sono costretti a lavorare come chi, invece, si trova nei servizi pubblici essenziali. Nel loro caso, infatti, oltre al danno si è vista la beffa. Anzi la doppia beffa. Oltre ad essere costretti a lavorare senza stipendio hanno visto respinta anche la richiesta di pagamento immediato degli arretrati avanzata dai sindacati di categoria. Un giudice federale, infatti, ha deciso che il mancato rispetto della legge sul lavoro che impone l’obbligo del pagamento di un salario minimo non è una motivazione valida. In tutto questo le grandi catene di vendita temono le conseguenze sui conti.

I rimborsi fiscali e Shutdown

Chi non riceve stipendio non compra e chi vende è perciò costretto a licenziare. Non solo, ma a febbraio finiranno i finanziamenti ai programmi di aiuto e sostegno alle fasce deboli della popolazione. Intanto, molti contribuenti statunitensi stanno aspettando il ritorno dietro le scrivanie dei dipendenti dell’Internal Revenue Service. Da loro, infatti, dipende il controllo e il rimborso di eventuali spese fiscali effettuate nel 2018. In questo caso i possibili beneficiari potrebbero essere 40 milioni di americani.

Nuove revisioni sulle perdite Usa. Effetti dello Shutdown

Anche per questo motivo i consiglieri economici della Casa Bianca sono stati costretti a rivedere al rialzo le previsioni di perdita sul Pil Usa.

Nello specifico si parla di qualcosa come un -0,13% alla settimana. Considerando che il blocco, come detto, ha raggiunto il 25esimo giorno, in circa un mese il la ricchezza prodotta dal paese è stata decurtata di mezzo punto percentuale. La pietra d’inciampo restano ancora quei 5,7 miliardi di dollari per la costruzione del muro al confine con il Messico. Muro che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump continua a considerare indispensabile.

Il 2020 è vicino

Ma allo stesso tempo i democratici, che dal 3 gennaio hanno in mano la Camera, pretendono che Trump prima firmi la legge di bilancio per chiudere lo shutdown. Solo dopo sarebbero disposti a trattare. Ma trattare, come sappiamo, non significa concedere. E tanto meno accettare le condizioni del repubblicano. Condizioni che, con l’approssimarsi delle elezioni presidenziali 2020 sembrano diventare sempre di più un argomento da campagna elettorale.

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