Shock e cigno nero alle porte dell’economia globale?

Dalla cittadina di Davos arriva l’ultimo allarme shock, questa volta da UBS. La liquidità a livello mondiale potrebbe presto congelarsi e portare a grossi problemi dell’economia globale. Un cigno nero alle porte?

UBS teme per la liquidità

A sospettarlo è Sergio Ermiotti, a capo della banca svizzera. L’amministratore delegato ha fatto il punto della situazione al World Economic Forum che è arrivato alle ultime battute. Ha infatti ricordato che gli indici azionari Dow e S&P 500 hanno registrato la peggiore performance da dicembre 1931, ovvero dall’epoca della Grande Depressione. A decidere il sell off è stata una serie di fattori. Prima di tutto le preoccupazioni di un possibile, concreto rallentamento economico.

Rallentamento made in China: shock o ripresa?

Un rallentamento sul quale anche Mario Draghi, giovedì scorso, ha lanciato l’allarme. Ma anche un dato di fatto suggerito dalle dichiarazioni della seconda potenza economica mondiale, la Cina. All’inizio di questa settimana, infatti, Pechino ha annunciato un Pil 2018 al 6,6%, il livello più basso da oltre 28 anni. Non solo, ma le autorità hanno tagliato le prospettive di crescita per il futuro. Il tutto nonostante il governo centrale abbia messo in campo una serie di misure di stimolo per l’economia. A questo si aggiunga anche l’allarme lanciato da alcune agenzie di rating secondo cui ci sarebbe la reale possibilità che le imprese cinesi non riescano a pagare i loro debiti.

Altra zavorra: la Fed. Possibile shock?

Altra notevole paura è quella di una Federal Reserve che potrebbe continuare sul cammino di rialzo dei tassi di interesse. Da qui la paura che la liquidità finora presente in abbondanza (si parla di circa $ 11 trilioni pompati nel sistema dal 2008), diminuisca fino a congelarsi. Anche perché, come da lui stesso ammesso, il sistema finanziario non permettere agli investitori di far circolare i capitali con la stessa fluidità di prima. Un esempio può arrivare proprio dalle paure che si evidenziano sui mercati e dalle incertezze sul fronte geopolitico. Chi teme che le cose possano andare male esce dal circuito con capitali che, di fatto, restano immobilizzati. Mary Callahan Erdoes, amministratore delegato della gestione patrimoniale di JP Morgan ha concordato dichiarando che la mancanza di liquidità è “ciò di cui tutti ci preoccupiamo”. Ma c’è anche da ricordare l’opposto e cioè che, proprio per questo eccesso di liquidità, come ricordano ancora da Davos, nel 2017 il rendimento dei titoli del Tesoro USA era superiore alla maggior parte dei titoli italiani.

Un’anomalia a sua volta generata dall’intervento a gamba tesa delle banche centrali.

 

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