Secondo gli analisti quando sarà il momento di scappare dall’azionario e investire in obbligazioni?

Mentre tutti guardano all’azionario, con un ritorno dell’appetito per il rischio, secondo gli analisti quando sarà il momento di scappare dall’azionario e investire in obbligazioni?

Solitamente l’investimento nel settore dell’obbligazionario è considerato, spesso, tendenzialmente più conservativo. Ovviamente si tratta di una visione estremamente generica vista la varietà di strumenti e titoli presenti in questo settore. Inoltre è bene ricordare che le dinamiche e ancora di più le opportunità di investimento, hanno preso strade differenti con l’entrata in scena del Covid. Infatti le parole d’ordine, da qui in futuro, saranno sostenibilità, ambiente, tecnologia e innovazione. Ma è anche vero che questo cambiamento riguarderà anche l’asset allocation dei portafogli di migliaia di investitori.

Le previsioni

Per questo motivo le previsioni di Moody’s Investors Service sulle emissioni di bond riguardanti l’ambiente e le politiche ecosostenibili potrebbero raggiungere la vetta dei 300 miliardi di dollari nel 2021. In particolare, osservando le singole macroregioni è il Vecchio Continente che, nel report di Moody’s, sembra essere il portabandiera di questa tendenza. Infatti in Europa è presente un report che elenca e classifica tutte le attività economiche che rientrano nel settore dell’ecosostenibilità. La prima conseguenza che si è avuta è stata che già nel 2020 poco meno della metà delle obbligazioni emesse si rifacevano alla cosiddetta finanza verde.

Secondo gli analisti quando sarà il momento di scappare dall’azionario e investire in obbligazioni?

Se adesso piacciono le azioni, è indubbio che molto presto si dovrà decidere per una forma di investimento nuovo come, appunto, quello dei bond ecosostenibili. Secondo gli analisti quando sarà il momento di scappare dall’azionario e investire in obbligazioni? Il delta discriminante in questa fase storica appare senza dubbio l’inflazione. Un esempio arriva da Washington dove l’inflazione è arrivata, a marzo, al 2,6% contro le previsioni che si fermavano al 2,5%. Parallelamente, i tassi dei Treasuries, i titoli decennali a stelle e strisce, sono arrivati a sfiorare anche l’1,7%.

Il problema arriverebbe nel caso in cui il rialzo dei prezzi fosse talmente forte da portare le FED e BCE a cambiare le politiche estremamente accomodanti finora supportate. A tutto discapito delle obbligazioni che verrebbero deprezzate. Questo scenario, però, rientra tra quelli meno quotati dal momento che tutti i rappresentanti delle più importanti Banche Centrali, Jerome Powell in testa, hanno tenuto a precisare che i vari piani di Quantitative Easing resteranno in vigore ancora a lungo.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze riguardo al presente articolo, consultabili qui»)

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