Se ti commuovi davanti alle opere d’arte potresti essere affetto da questa sindrome

Uno dei compiti primari dell’arte, si sa, è quello di scatenare emozioni. Tuttavia, se ti commuovi davanti alle opere d’arte potresti essere affetto da questa sindrome.

Guardiamo un quadro che ci piace, ascoltiamo una sinfonia particolarmente bella e ci sentiamo invasi dalla commozione. Quando questa raggiunge, però, livelli insoliti e, talvolta, disturbanti, si parla di sindrome di Stendhal. Per cui, se ti commuovi davanti alle opere d’arte potresti essere affetto da questa sindrome. Ma niente paura! Non bisogna preoccuparsi.

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L’origine del nome

La sindrome di Stendhal prende il nome dall’omonimo scrittore francese del XVIII secolo. Fu proprio egli a descrivere alcuni di quei sintomi che si manifestano in chi soffre di questa sindrome. Lo scrittore ne fece esperienza nella città che divenne il simbolo della sindrome di Stendhal stessa: Firenze. Fu proprio in occasione del Grand Tour in giro per l’Italia che Stendhal visitò la città toscana e ne rimase folgorato.

Se ti commuovi davanti alle opere d’arte potresti essere affetto da questa sindrome

Ma in cosa consiste questa sindrome? Questa venne studiata per la prima volta nel 1977 da Graziella Magherini. Ma non solo, altri studi al riguardo sono stati pubblicati su riviste scientifiche come “Rivista di Psichiatria” nel 2014. La sindrome di Stendhal assume, non solo caratteristiche emotive, ma anche fisiche. Il soggetto, alla vista di opere d’arte, si sente invaso di batticuore, panico, vertigini, spaesamento e perfino allucinazioni. Solitamente, questo avviene a soggetti che viaggiano da soli e che, per la prima volta, si ritrovano davanti a opere d’arte di immensa bellezza.

Tra queste spiccano, appunto, quelle di Firenze, città utilizzata dalla psichiatra Magherini per i suoi studi. La sindrome di Stendhal non è stata studiata, però, in modo approfondito. Non ci sono quindi spiegazioni ufficiali su cosa scateni questi sintomi. Secondo alcuni è l’attivazione dei neuroni-specchio, o dell’amigdala, che provocano forti stati emotivi. Secondo altre teorie, non ancora del tutto confermate dalla scienza, i neuroni-specchio risvegliano, inoltre, nello spettatore le emozioni che volevano essere veicolate dall’artista stesso.

(Ricordiamo di leggere attentamente le avvertenze a riguardo, consultabili qui»)

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